I Miserabili
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Voltolini: 'Primaverile'
voltoliniprimaverile.jpgCrediamo fermamente nel paradigma dell'intelligenza: non esiste letteratura se si prescinde dall'intelligenza. Crediamo fermamente nel paradigma della tradizione: non si dà narrativa o poesia senza un lavoro profondo sulla tradizione. Crediamo fermamente nel paradigma della visione: non c'è romanzo senza visionarietà, ossessione, generosità di esperienza e spreco di sé. È per questo motivo che Dario Voltolini, prepotentemente, entra nella schiera dei migliori narratori contemporanei, con il maglio di luce e le schegge di buio esplosi in Primaverile. Una prosa densa, inquietante, inquietantemente piacevole: spire e spire che trovano corrispondenza nell'uso della lingua e nella struttura onirica, grandiosamente sovrarealistica, grottesca e precisa al tempo stesso (un binomio talmente raro nel nostro romanzo attuale che, quando ci capita sotto gli occhi, ci fa veracemente gridare al miracolo). Una serie di scene numinosamente significative, potenti come certi frammenti di fiction e perciò memorabili, legate da una sintassi obliqua e spiazzante, che fa perno essenzialmente sulla sorpresa e sulla capacità proiettiva del lettore. Primaverile è una colonna sacra e pagana: una serie di scene istoriate e attorcigliate che salgono in verticale, prima che lo sguardo dello spettatore ritorni stanco alla base, frustrato dall'impossibilità di decifrare le allegorie finali, estremali, ultimissime. Questo ciclo sacerrimo di visioni dal nostro tempo, questa serialità incomprensibile a prima lettura eppure affascinante e stracolma di senso, se non è purissimo barocco contemporaneo (e lo diciamo senza valenze negative, facendo riferimento alla grande tradizione del barocco), è certamente un tentativo che si addentra in una terra di nessuno, almeno per quanto concerne l'Italia. Non c'è categoria critica che per il momento sia all'altezza di una prosa del genere, che tra l'altro è pronta a irrompere nel nostro presente: stanno velocemente arrivando a queste latitudini le migliori teste pensanti e i migliori narratori italiani.
La trama - sebbene non sia possibile parlare di trama per come se ne è discusso finora. In un tempo che sembra un futuro alla Dick (cioè un futuro prossimo, intriso di presente fino a sembrare esattamente la nostra stretta attualità), Giorgio va a trovare in ospedale il suo fraterno amico Francesco. Superando una realtà allucinatoria da metropoli vasta e periferica come richiede l'era dell'Armageddon, Giorgio inizia un autentico viaggio iniziatico all'interno del grattacielo che ospita meandri e labirinti di terapia intensiva, radiologia, medicina postraumatica e una vasta umanità di malati. Attraverso un saliscendi onirico e vorticoso, che lo espone a tutte le plausibili esperienze esistenziali (eros, amicizia, morte, arte, storia e, appunto, patologia), Giorgio è costretto ad abbandonare le spoglie del suo ristrettissimo "io", inadatto a una zona magnetica e allegorica che viene chiamata da un tempo oltre il tempo - tempo non storico, ma comunque esperibile dall'uomo. È il tempo che formula l'appello all'uomo di ora: cioè all'uomo di sempre, che deve comprendere chi sia effettivamente e perché possa esistere oltre il suo "io". Giorgio accede così a esperienze folgoranti: un rapporto sessuale sincronico all'inseminazione, alla gestazione e addirittura al parto della sua occasionale compagna; l'incontro col bambino accecato che gioca a memoria con un gameboy quasi esoterico e spalanca porte verso realtà parallele; ex traduttori che non hanno più lingua e lavorano ormai sulla primarietà assoluta dell'elaborazione dei cibi; vecchie sapienziali assise in savane che sembrano stampate su arcaici tarocchi. Fino alla rivelazione finale, al risucchio terminale, all'uscita definitiva da ogni malattia, laddove si compie l'inizio e la conclusione di qualunque corruzione del corpo e della mente: uno spazio fatto di ozono psichico, sospeso e calamitato verso l'altrove, "la scheggia di luce bianca che scatta in linea retta nella materia oscura", come viene magistralmente concluso il romanzo.
Due notazioni in calce. Il romanzo di Voltolini è passibile di un'interpretazione spiritualista: secondo le grammatiche della tradizione sincretica, la disposizione delle fasi, delle parole e delle forme in Primaverile è una perfetta simulazione dell'opera alchemica, quella che conduce l'uomo alla prassi del riconoscimento di sé. Si tratta di un tentativo che - cosciente o meno da parte dell'autore - ha davvero pochi precedenti nella narrativa italiana: non è esposto, non è gridato, ma è comunque implicito ed efficace, sin dal titolo, con quell'appendice che, per quanto bizzarramente spiegata nel testo, vale come sintesi dell'ascesi rappresentata nel libro: Uomini nudi al testo. La seconda osservazione: percorrendo con affanno le barriere sempre diverse di tutte le esperienze praticabili, Voltolini concede un doppio registro al lettore, che si snoda come un nastro di Moebius, composto da scene raccontate e prodigiosamente visibili e, al contempo, da un ritmo di fondo, quasi un ronzio in assenza di forme, che corre come una vibrazione unica e percepibile nella totale cancellazione delle forme e dei limiti del linguaggio. Questo è un orrizzonte che urge con sempre maggiore forza verso lo sguardo del contemporaneo. Riuscire a portare a termine una simile operazione, davvero, è uno dei massimi meriti di Voltolini.
Che poi questo libro sia una perfetta parafrasi e interpretazione del nostro presente (incagliato negli abbagli dei soliti cretini, più noti che ignoti, i quali dipingono il nostro tempo come tempo assoluto, definitivo, virtualizzato), è soltanto un accidente che rientra nelle capacità profetiche di uno scrittore autentico. E, a dire il vero, la figura verticale del grattacielo che chiama il proprio crollo e la presenza delle Twin Towers in copertina sembrano soltanto orpelli di un istinto ben più acuto di queste contingenze che verranno dimenticate nel giro di due secoli. Voltolini ha la massima fiducia nella letteratura - e, quel che più importa, la letteratura pare avere la massima fiducia in Voltolini. Non è poco: c'è bisogno di scrittori simili, in questo disastrato oggi che attraversiamo in stato di semicoma.

Dario Voltolini - Primaverile - Uomini nudi al testo - Feltrinelli - 15 euro



Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 4 Ottobre 2001

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