I Miserabili
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Wolfe: La bestia umana

wolfebestiaumana.jpgwolfe.jpgOdioso, saccente, eccessivo, esteta per nulla raffinato, coltissimo, narcisista all'eccesso - però un genio. Questo signore è Tom Wolfe, l'uomo che forse maggiormente ha segnato, negli ultimi trent'anni, il complesso rapporto che lega società e letteratura. E' uno dei massimi esponenti del new journalism, ma è anche un eclettico frequentatore delle ambigue lande del gonzo journalism. E' uno che sa Nietzsche a memoria, ma poi potete vederlo a fianco di Armani a fascisteggiare sul mondo contemporaneo. Si veste come Gil Cagné e pensa come Dostoevskij. E' l'incarnazione del postmoderno e di ciò che lo supera. E' apocalittico e non integrato. E' autore di almeno due capolavori, romanzi che resteranno nella memoria di chi ricorderà il nostro tempo: Il falò delle vanità e Un uomo vero - quest'ultimo probabilmente trattandosi di uno dei massimi risultati ottenuti dalla narrativa contemporanea. Adesso esce da Mondadori La bestia umana: una raccolta di saggi e fiction di Tom Wolfe - un affondo letterario fantastico, da non perdere.

Non si sa perché esca nella collana Scrittori Italiani e Stranieri, questo caleidoscopio di intelligenza e profondità poetica: Mondadori ha una collana come Strade Blu che, addosso a Wolfe, starebbe molto meglio del suo usuale completo bianco texano. Ma questa è una considerazione editoriale: quindi secondaria. Il fatto importante, centrale, irrinunciabile è che Wolfe ci regala incursioni ed escursioni nell'oggi, con la potenza reattiva di un'Enterprise della grande letteratura, scoperchiando il nostro tempo, divincolandosi tra le secche antropologiche che disegnano il profilo dell'Impero Americano, incuneandosi nell'etere cella civiltà di massa (con tutti i suoi deteriori derivati: cultura di massa, consumo di massa, emozioni di massa, inculate di massa).
Tom Wolfe è ormai uno dei grandi vecchi del nostro tempo: come Roth e DeLillo e Rushdie (più giovani di lui), come Mailer, come Updike, come LeCarré - ogni volta che scrive qualcosa, è necessario leggerlo e meditarlo. Non è un caso che ne La bestia umana sia riportata proprio una celebre polemica che Wolfe ingaggiò con gli altri grandi vecchi della narrativa americana, esacerbato e narciso come soltanto un vecchio sa essere, per condurre una battaglia personale e anche civile che, probabilmente, rende conto al meglio dello stato attuale dell'umanesimo in epoca di pianeta globalizzato. Accadde sorprendentemente anche a un gruppo umano (che si nasconde dietro la sigla i Miserabili) di incontrare un grande vecchio di questa stazza, qui in Italia: a Roma ci capitò di cenare con Alberto Bevilacqua, misurando in tutto il suo impatto la capacità di analisi e la gioia bambinesca e il patrimonio mnemonico e la lucidità potente di uno che, appartenendo alla generazione di Wolfe, ha visto un altro mondo ed è capace di traghettarlo in questo nostro (alcuni si sorprenderanno, ma è proprio così: cominciamo a trattare Alberto Bevilacqua da Wolfe italiano: e ci sorprenderemo ancora di più, fidatevi).
Essere continuamente testimoni, a gradi differenti di intensità, partecipando in passato all'azione e dandosi in età avanzata a una contemplazione attiva e del tutto anideologica: questo è un esercizio tutt'altro che sovrumano. Ed è il sale di questa terra arata da Wolfe con l'erpice trainato dalla bestia umana. La bestia umana è un titolo immortalato da Emile Zola: uno di quei romanzi in cui storia delirio e profezia si coniugano per raggiungere l'apice di un umanesimo. In quel caso si trattava di affrontare un mondo nuovo: anzi, il Mondo Nuovo, quello del progresso che infliggeva all'uomo lancinanti dolori, parto e morte allo stesso tempo, civiltà industriale e rammemorazione rurale (ma questo è soltanto uno dei movimenti narrativi interni al libro di Zola). Ed è precisamente l'opera che Wolfe compie in questa raccolta di saggi: imperdibile l'incipit, sorta di ritratto catastrofico dell'abitante medio dell'Impero Americano, denuncia dell'impoverimento linguistico e pensativo di una collettività stremata dal benessere.
Chi fosse in credito affettivo con gli intellettuali, quella specie in via d'estinzione che dovrebbe armarsi compatta contro le cazzate di regime spacciate dalla junta texana di Bush (sr o jr fa lo stesso), ha l'occasione di riscuotere tale credito, bussando alle porte del fortino che Wolfe edifica con questa sorprendente raccolta. La quale si chiude con un pezzo memorabile di fiction: la farfallona mediatica viene definitivamente inchiodata al muro dallo spillo dell'intelligenza pervicace e disinibita di Tom Wolfe.
Lascerei invece perdere, se fossi in voi, l'attenzione dedicata alla nuova marchetta lessicale coniata da Wolfe: dopo radical chic, l'anziana tempra si inventa i marxisti rococò. Questa è purissima pubblicità e non ha nulla a che vedere né con la profondità né con la letteratura, che, quand'è al suo meglio, Wolfe innalza a perfetti sinonimi.
Fateci l'ennesimo favore: leggetevi La bestia umana.

Tom Wolfe - La bestia umana - Mondadori - 17 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 15 Settembre 2003

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