I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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DeLillo: Mao II

delillomII.jpgmaoII.jpgNon saremo mai abbastanza grati a Einaudi per l'opera di certosina proposta e riproposta di tutto il corpus letterario di cui è autore Don DeLillo. Ogni mossa romanzesca o poetica di questo - che non esitiamo a considerare quale uno dei due massimi autori viventi al mondo, insieme a Thomas Pynchon - è in realtà una variazione letteraria di un atto di ricostruzione del cosmo magico con cui l'uomo filtra il suo rapporto col mondo. Nel caso di Mao II, a partire dall'allucinante incipit con le nozze di massa nello stadio del SuperBowl celebrate dalla compagine settaria del Reverendo Moon, assistiamo alla messa in questione di ogni astro che compone le costellazioni magiche a cui fa riferimento l'uomo contemporaneo: l'ossessione della civiltà di massa, della paranoia e del terrore, della comunicazione, dell'identità e dell'anonimato, della creatività. Il protagonista, lo scrittore Bill Gray, è un calco tra Salinger e Pynchon (che, tra l'altro, ha detto di Mao II: "Questo romanzo è un gioiello. DeLillo ci conduce in un viaggio sconvolgente intorno alle versioni ufficiali della nostra storia quotidiana, a tutte quelle facili rassicurazioni su chi è chi. E lo fa con un occhio tanto attento e una voce cosí espressiva e diretta da non somigliare a nessun'altra"): seguire il suo destino fino al Libano devastato dalla jihad significa percorrere un itinerario allegorico, simile a quello pseudofinanziario di Cosmopolis.

Leggere Mao II oggi, a due anni di distanza dagli attacchi terroristici del World Trade Center e del Pentagono, permette di entrare in contatto con il cuore vivo di ciò che ci viene comunicato essere il terrore: una congerie che miscela fiction storica ma artefatta, folate di finta opinione pubblica, un tremito elettrico che si impadronisce del pianeta e del suo etere, dispensato a masse inerti che costituiscono la passiva facciata di un sistema solo nominalmente democratico. La presenza dell'icona warholiana in copertina è un'ulteriore conferma (la cover originale, riprodotta qui a sinistra, fu scelta da DeLillo in persona) del livello su cui l'autore di Underworld opera da sempre: un mondo di idee che irrompono nel reale, una specie di spazio akashico in cui le parole, i segnali, le vibrazioni eiettate dall'umanità prendono vita e si separano dall'uomo. La Cina pseudospirituale a cui fa riferimento DeLillo è un continente non più storico, non più giallo: è il bianco del rumore che lo scrittore americano ha intercettato e riprodotto nel suo celebre romanzo, è un sommovimento sismatico di un'aria seconda, rarefatta e politicamente autoritaria, che gli uomini respirano e consumano senza accorgersene. In questo regno sospeso di figurazioni che, pur provenendo dalla retorica, si sono distaccate da ogni sistema linguistico, DeLillo ravvede la radice più autentica e inumana della civiltà occidentale, in una sorta di costruzione poetica che è vicina all'indagine heideggeriana e jungeriana sull'esito della metafisica della tecnica in un tempo che non ha più dio.
Mao II è la storia, come detto, dello scrittore Bill Gray, che ricorda appunto sia Salinger sia Pynchon: egli vive ritirato, non esistono tracce della sua esistenza, è un flatus vocis, una leggenda metropolitana, di cui tutto è stato detto: che stava a Malibu, che era morto, che non è mai esistito. E' l'irradiazione di una scrittura priva di corpo che noi, grazie alla narrazione di DeLillo, vediamo agitarsi a partire dalla privilegiata condizione di chi sta dentro un corpo: osserviamo le sofferenze che esplodono nella mente di questo scrittore, paradossalmente più vivo di ogni scrittore reale, percorso dai brividi di una modernità - droghe, alcool, depressione - che è immediatamente tradizione estetista e maledetta. La richiesta di vita - non di vitalismo: di vita -, che Bill Gray avanza con progressiva potenza nervosa, lo trascinerà verso una fine ineluttabile quanto imprevista: a contatto con terroristi mediorientali.
Tre dunque sono i passaggi iniziatici e tematici di Mao II: l'impatto spersonalizzante della civiltà di massa, in cui si fondono motivi religiosi, psicologici e individuali, secondo una tumultuosa indifferenziazione che ricorda la montagna d'acqua che si sprigiona dal crollo di una diga; il fallimento dell'autosservazione e dell'ascesi psichica, alla ricerca di un senso, nell'occhio immoto del vortice creativo; l'interpretazione dell'errore con cui, per riparare a una perdita di identità, si cerca l'approdo al mondo esterno, a contatto con una vita interpretata quale azione al di fuori della contemplazione, il che è causa di terrore collettivo e di paranoia individuale.
L'esorcismo che DeLillo inscena in Mao II, anticipando di quasi un decennio la vicenda dell'attacco terroristico sul suolo degli Stati Uniti e la storia del giornalista britannico Daniel Pearl (decapitato in Afghanistan e oscuramente connesso coi servizi segreti), è ben più ampio del travestimento profetico con cui gli angloamericani stanno rivalutando quest'opera. E', invece, la stessa materia scottante che dorme e vibra in ogni romanzo di DeLillo - la materia stessa della letteratura, lo sguardo interno ed esterno lanciato sulla mente umana e sul thrilling dell'apparenza che sostanzia la vita della collettività in epoca contemporanea.

Don DeLillo - Mao II - Einaudi - 9.00 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 22 Settembre 2003

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