
Anni fa avrei considerato imbarazzante scrivere di un libro di un amico, di uno che si stima conoscendolo di persona. Oggi è quasi impossibile scrivere senza provare quell'imbarazzo. Gli scrittori di cui scrivo sono tutte persone che sono andato a conoscere o che ho accidentalmente conosciuto, che stimo, a cui voglio bene al di là dei loro libri. Che siano poeti, romanzieri, saggisti, intellettuali senza opera: li ho visti, fisicamente, li ho toccati, psichicamente. Ci sono però casi in cui la frequentazione assidua di queste persone non è disgiunta da un magistero che, storicamente, per me ha contato moltissimo. Per esempio: se io scrivo narrativa, la colpa è di Ferruccio Parazzoli. Io scrivevo poesie, prima di conoscere Parazzoli. Non dico che sia un evento fondamentale per la storia della letteratura italiana. Dico semplicemente che è un evento fondamentale per me. Con Parazzoli sono arrivato addirittura a pubblicare un libro, I demoni, a sei mani (le restanti due erano di Michele Monina). Ciò convertirebbe immediatamente qualunque recensione che io stenda su libri di Parazzoli in una piaggeria implicita. Non è così. Per me, gli altri sono "io": sul serio, sono parti dell'"io" che stupiscono: sconosciute ma conoscibili. Che porzione del mio "io" è il mio Parazzoli? Questa: è il Male. E' il Diavolo. E' il Papà.
E' perciò con lucida consapevolezza che, per parlare di questo MM Rossa, ultimo libretto firmato dall'autore di Nessuno muore, io sono costretto a svelare non l'implicito di un'eventuale piaggeria, bensì l'implicito tout court. Prima di parlare di MM Rossa, devo rivelare alcune cose. Se risultano noiose, potete sempre andare all'ultimo capitoletto, che è la recensione vera e propria del libro. Ma prima io sono costretto a parlare de
L'aspetto fisico di Ferruccio Parazzoli
Ferruccio Parazzoli è un consulente Mondadori. L'ho conosciuto anni fa, quando stava nell'area degli Oscar a Segrate (ci sta tuttora). Va detto che Ferruccio Parazzoli, per molti mondadoriani e per molti operatori dell'editoria italiana, è il Grande Vecchio, l'Eminenza Grigia, il Silenziosamente Imprescindibile. Conosco decine e decine di scrittori, insospettati e qui irrivelabili, che prima di pubblicare un libro mandano il manoscritto a Parazzoli, non lo inviano al loro editore se prima Parazzoli non l'ha letto e non ha detto loro cosa secondo lui va o non va. Per dire che una cosa va o non va, Parazzoli utilizza un verbo che è diventato lingua comune nell'editoria italiana: "funziona" o "non funziona". Ecco come è fatto Feruccio Parazzoli:
- io e Michele Monina (che ha inventato il nickname) lo chiamiamo Obi Uan. E' praticamente identico all'Alec Guinness che fa il maestro spirituale di Luke Skywalker in Guerre stellari. Io e Michele Monina, spesso, ci salutiamo così, quando ci vediamo da lontano: facciamo finta di avere in mano la spada laser di Luke, quando fa l'esercitazione guidata dalla voce di Obi Uan. Ci sono, però, delle differenze rispetto a Obi Uan;
- Obi Uan è secco, Parazzoli è acquoso. E' una differenza importante. Parazzoli ha occhi molto belli, ma un po' acquosi. A volte mi immagino che in una vita precedente fosse un luccio, un pesce di acqua dolce. Inoltre, a differenza di Obi Uan, Parazzoli ha labbra non secche, un po' a ciliegia, molto rosse e rosee, che si vedono nella gran bavaglia della barba venerabile.
- Parazzoli è stato operato a una palpebra, adesso non ha più una significativa porzione di un sopracciglio, a causa della cicatrice. Questo mutamento fisico che non si nota se non lo si scruta molto attentamente, e che perciò è ancora più inquietante, ha corrisposto a un cambiamento morale di Ferruccio Parazzoli, di cui parlo più sotto.
- Parazzoli veste sempre lindo, pulito, stirato, completo giacca e cravatta, generalmente grigio. Non è polveroso come un funzionario bulgaro, ma non è nemmeno splendente come Gordon Gekko, l'ipercapitalista di Wall Street. C'è però, quando lo si approccia, da attraversare un'aura: un'aura di stile, che incute timore più che rispetto, una cifra che costringe, volenti o nolenti, alla riverenza.
- Quando Parazzoli ride, è tremendo. Non nel senso che sia brutto: è agghiacciante. Il suo riso, che si configura con un bizzarro, ma non troppo, arcuarsi della boccuccia da pesce di fondale dolce, mostra una chiostra regolare di denti piccoli e serrati, è tremendo. Quando ride Parazzoli, tutti si preoccupano, non ho mai visto nessuno assistere a una risata di Parazzoli restando sereno.
- Parazzoli, quando parla e intende fare capire che sta parlando seriamente, appoggia la mano al mento e liscia pazientemente la barba da vecchio saggio.
- Parazzoli, quando è d'accordo con chi gli sta parlando, annuisce morbidamente col capo. Dal che scaturisce l'enorme inquietudine che prende chiunque parli a Parazzoli mentre Parazzoli non annuisce. Sarà arrabbiato? Ci starà pensando su? Non gliene frega assolutamente niente?
- A casa sua, Parazzoli fuma liberamente la pipa e osserva piazzale Loreto da un piano altissimo. Riceve in uno studiolo in cui le pareti germinano continuamente: libri. L'ospite viene fatto appollaiare su un sediolino in liste di legno, un arredo da campeggio. Si sta lì su quel sediolino come un pappagallo su un trespolo.
- Parazzoli è misterioso.
- Ci sono, e non sono rari, uomini che con il passare del tempo diventano più belli e seducenti rispetto alla gioventù. Parazzoli è tra costoro. Una volta, in un archivio fotografico, ho visto la cronaca per immagini di alcune giornate memorabili quarant'anni fa: Parazzoli portava in giro per Milano Jack Kerouac, ubriaco (Kerouac, Parazzoli non è mai ubriaco). Parazzoli era giovane, non è possibile che quello lì fosse Parazzoli. Ma che diavolo di occhiali da vista vendevano negli anni Sessanta a Milano?
- Per venire a una notazione psicologica, che non esula da questa analisi fisiognomica perché la psicologia è una componente fisiologica e dunque fisiognomica, devo dire che Parazzoli uno pensa che non faccia mai la cacca. Poiché Parazzoli è un uomo e gli uomini fanno tutti la cacca, anche Parazzoli farà la cacca; solo che è impossibile immaginarselo. Non è questa l'analisi psicologica a cui alludevo, che invece è questa: i due ragionamenti che ho fatto sopra hanno la medesima struttura dei ragionamenti che, di solito, fa Parazzoli.
La struttura morale di Ferruccio Parazzoli
non è, come per tutti, un semplice fatto di psicologia. E' qualcosa di più superficiale e profondo di quanto si pensa. Ci sarebbe necessità di una teoria delle percezioni e di una teoria delle passioni, oggi: non esistono teorie di questo tipo, ma soltanto una confusione di teoremi percettivi e morali, oggi. Data la vacanza della teoria rispetto a questioni tanto centrali, è la letteratura che si fa carico di elaborare strane esperienze teoretiche ed empiriche su percezioni e passioni. Soltanto che, per un mandato che si autoconferisce, anziché culminare in un teorema, la letteratura getta tutto ciò che si trascina dietro e a cui arriva in un abisso di ambiguità.
Parazzoli è l'emblema dell'ambiguità. Uno si trova davanti quest'uomo non massiccio, elegante rétro, calmo, posato, controllato, dolce e cinico. Impossibile capire che hai davanti Conan il Barbaro, lo Sabbath di Roth, il peggiore dei peccatori ma non Giuda, un hooligan che decide scientemente di non andare più allo stadio in vita sua, un GI americano capace di cecchinare un afghano a distanza di due chilometri, un terrorista in sonno, un massone in sonno, Gelli (non Piero; proprio Licio) redento e pentitosi ma mai abbastanza e quindi potenzialmente eversivo e pericoloso, un cobra, uno strillone bambino in un film di Chaplin, una metopa muta che parla nei secoli.
Esplicative, rispetto a questa mimesi dell'indecifrabile, alcune apparenze di Parazzoli.
Parazzoli sembra, è uno degli intellettuali di riferimento del Vaticano. Lo scrittore cattolico per eccellenza, in Italia, è Parazzoli. Perché? Io non conosco uno gnostico più gnostico di Parazzoli, non conosco nessuno così illuminista e irrazionalista al tempo stesso, uno così cinico da evocare immediatamente antinferni sulfurei. E' perverso. La sua perversione è raggelante, non visibile: Parazzoli striscia, insinua, ma stando fermo, senza strisciare né insinuare. Parazzoli irradia una forma di Male: la peggiore, quella che passa inosservata.
Anche con la letteratura è così. Parazzoli, che non ha nessuna caratteristica narcisa, non viene percepito dagli scrittori come scrittore. Cioè: si sa che pubblica libri, è stato in finale al Campiello, si sa che ha una cultura letteraria pazzesca, che capisce tutto con anni di anticipo, che vive nell'avanpresente. Però, tutti pensano che in realtà lui sia un funzionario, un impiegato. Quando mi sono reso conto di questa percezione pubblica, mi sono detto: aveva ragione Baudelaire, l'inganno massimo di Satana è farci credere che non esiste.
Avete presente i Kraftwerk? Quel gruppo tedesco che faceva musica elettronica vent'anni fa (e continua a farla)? Sembravano manichini, paraumani, ultracorpi. La loro frequenza era un'afonia. Ecco, Parazzoli è un Kraftwerk della letteratura. E della morale.
E quando sembrava che questo contegno di Parazzoli non si sarebbe mai e poi mai incrinato, tutto è crollato. Ci sono stati momenti in cui mi attendevo che Parazzoli si mettesse a piangere davanti a me (cosa che, peraltro, non ha fatto, ma non importava che la facesse, importava che si percepisse la crepa allargarsi). Parazzoli ha sfondato il cinismo ed è arrivato al nichilismo: ma talmente feroce, che mette i brividi. E' il Serpente e Adamo al tempo stesso, da un po' di tempo. Questa cosa viene iscritta nella letteratura contemporanea italiana da Antonio Franchini, che nel suo Cronaca della fine, intervista Parazzoli: è memorabile. Pochi hanno capito che Dante Virgili non è il protagonista del libro di Franchini. Ne è coprotagonista. L'altra faccia della medaglia, o meglio, la faccia nascosta della luna è lui, è Ferruccio Parazzoli.
Geografia parazzoliana
Ferruccio Parazzoli ha la sua Yoknapatawpha: è piazzale Loreto a Milano. Già prima era così, ma pochi se ne accorgevano, perché piazzale Loreto non la conoscono davvero in molti, nonostante sia notissima per l'esposizione del cadavere di Mussolini. Però, ultimamente, Parazzoli l'ha elevata a luogo archetipico della sua scrittura: tutto accade in piazzale Loreto, perfino la fine del mondo esplode lì. Piazzale Loreto espone per Parazzoli il cadavere dell'uomo: quindi il cadavere di Parazzoli stesso.
Geomorfismo parazzoliano
Tutto, per Parazzoli, accade sotto e accade sopra. Sopra ci sono cose celesti che, più che angeliche, sono arcontiche. Sotto, invece, c'è il mondo. In mezzo ci sta il nostro mondo: che non è il mondo. Di qui, un forsennato e viscerale amore per labirinti, cunicoli, sotterranei. Qualcosa di piranesiano sotto, qualcosa di carveriano in superficie, qualcosa di Basilio Valentino in cielo: questo è Parazzoli.
Detto tutto questo,
La recensione
Non c'è da stupirsi che, dopo un progressivo avvicinamento, durato anni, di apprendistato proprio e fornito agli altri, Ferruccio Parazzoli abbia toccato il nucleo in fusione della propria poetica. Lo ha fatto in questo MM Rossa, il libro più allegorico e antiallegorico degli ultimi anni: una narrazione impazzita, certo, ma non per questo non strutturata, visto che la pazzia è un'altra struttura. Forma di diario che approfitta dei canoni dell'avantpop e della linea fredda alla Carver, MM Rossa è un libro apparentemente timido, quello che gli scrittori sembrano pubblicare più per levarsi uno sfizio che per sparare la bordata della finzione. Come è chiaro, non è così.
MM Rossa è un unicum nella produzione di Parazzoli, esattamente come per l'hyperbarocco Hugo fu unico L'ultimo giorno di un condannato a morte. Una pacatezza entomologica dello sguardo governa le stazioni del cammino di questo flaneur milanese, che è Parazzoli e non è Parazzoli, in un inveramento impressionante della tattica benjaminiana enunciata a proposito della Parigi di Baudelaire.
Non c'è trama, se non un filo minimo, ma davvero esile: quest'uomo prende la metropolitana milanese, linea 1, quella rossa, per andare dal papà malato di Alzheimer alla Baggina, il Pio Albergo Trivulzio da cui deflagrò Tangentopoli; e poi torna a casa. Guarda, racconta. Progressivamente, anzi, da subito, questo sguardo e questo racconto si enunciano come allegorie: il Sopra e il Sotto, con il Mezzo a farne le spese, schiacciato da due potenze superne e infere, bidimensionalizzato. Mentre ne I Demoni (Parazzoli è autore della prima parte, io della terza) avveniva che l'allegoria esplodesse per sovraproduzione linguistica e immaginaria, qui tutto viene condotto con una levità inquietante o, se si vuole, con una precisione di bisturi che ha qualcosa dell'arte di manovrare katana e, al tempo stesso, di incidere tumori. Una ritologia orientale antichissima, più che antica, metafisica - il tutto nel cuore allargato e suburbano di Milano. Il Sopra immobile e germinativo nella staticità con cui ogni Terribile preme; il Sotto germinale, ma percorso avanti e indietro, nel caos con cui ogni Teribile deborda. E in mezzo? Un niente che però non è il Niente: un vuoto in cui si sta. Questa è la Gnosi.
La misura breve, che si addice a pochi, in Italia, si addice a Parazzoli come quella lunga: impressiona. Tonalità rarefatte rappresentano per assenza tumulti di colore: bruno o mercuriale, un colore comunque alchemico. Ma senza gli strepitii isterici con cui il sottoscritto affronta la medesima questione. Piuttosto con un'imitazione delle frequenze algide di un petrarchismo pervertito, deviato, distorto.
Il vicino e il lontano (il papà che muore trattato come un coleottero da mettere sottovetro) continuano a tentare una dialettica impossibile: non c'è sintesi, non c'è senso per come noi pensiamo sia il senso.
L'artificiale e kleistiano procedere della bambola umana (una specie di automa che, precisamente, si trova in un antinferno realmente milanese: quello che apre il Museo di Storia Naturale a Porta Venezia) è in Parazzoli anche lo scomposto arrabattarsi dell'uomo reale, carnale, materiale e animico, dell'uomo psichico e pneumatico. La metropolitana rossa, la linea 1, è al tempo stesso un treno sotterraneo e il Serpente edenico.
Questo libro puzza di zolfo e di ozono dopo il fulmine.
Work in progress, metalivello, metalivello del metalivello, ma anche narrazione diretta e realistica, addirittura iperrealistica, si danno il cambio nello sguardo pluridimensionale lanciato da questo scrittore che, a questo punto, è irrinunciabile per tutti i "giovani narratori". Dopo il cannibalismo dell'orda primaria, resta una specie di calma rarefatta sospesa per aria: un purgatorio di male consumato e da consumarsi, di bene assunto e da metabolizzarsi. Questa cosa è Parazzoli e MM Rossa ne è l'emblema.
Ferruccio Parazzoli - MM Rossa - Mondadori - 6.80 euro