I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Bevilacqua: Legame di sangue

lds.jpgbevilacqualds.jpgFormulo, per non incappare nell'ironia di qualche andreotti dell'ultima ora, una excusatio petita. In questo senso: se io parlo bene dei libri di Alberto Bevilacqua, incontro a tutt'oggi grottesche alzate di scudi, soprattutto da parte di scrittori e intellettuali, i quali mai hanno letto i libri di Bevilacqua e pensano trattarsi dell'icona che si è vista e si vede in televisione, non comprendendo il genere di strategia comunicativa di questo che, per me, dopo averlo conosciuto di persona, si è confermato quale patriarca: nel senso che è un esponente di una generazione storica, meravigliosa da ascoltare, da cui c'è da imparare. Mi sono rotto le palle di motivare, con categorie poetiche critiche retoriche immaginali, il mio giudizio su Bevilacqua ("è un grande scrittore, punto e basta") alle richieste di chiarimento di menti fragili che scrivono del tumore della mamma come se fosse uno spiffero che entra dalla porta e fa sospirare in emulazione dei tisici mitteleuropei. Detto, ciò, l'informazione di base, quindi la recensione. E' uscito Legame di sangue, la nuova raccolta di poesia di Alberto Bevilacqua. E' la sua migliore, a mio avviso. Attendo inoltre con impazienza effettiva il suo nuovo romanzo Einaudi, La Pasqua rossa, che immagino essere una sorta di Banda Bellini al cubo.

Se affermo che Legame di sangue è il migliore tra i libri di poesia di Bevilacqua, intendo parecchie cose. Le elenco:

- la presenza della 'lingua fantastica' di Bevilacqua, quella sorta di idioletto apparentemente etnico e ideografico ma comunque storico, che lo scrittore desume dalla sua Parma campagnola e arcaica, è qui potentissima e condotta a sinuosità di senso auditivo assolute ("omén ridott a lumén"; "mia strìa di luze, mia amante avemmaria"; "a traghéla d'amori s'andava"; "il tondo balengoso smaniando di vite"; "fino alla mattina / carnente"; "pirlada de stéli");
- in compresenza con questa lingua dell'arcaico e del fantastico, c'è una lingua citazionista, che conduce la letteratura, ma anche la filosofia, al cospetto della propria nonlingua sorgiva;
- affrontando Bevilacqua, in Legame di sangue, un'operazione altissima ed epica come quella della rappresentazione visiva e allegorica della cosmologia, la mobilitazione di saperi distantissimi tra loro - macrofisica, microfisica, filosofia, matematica, aneddottica storiografica, iconologia - è pressoché totale. Bevilacqua conferma di essere uno dei pochi scrittori italiani a sapere tutto - tutto quanto c'è da sapere, intendo, per entrare in un tempo nuovo;
- il motivo del novum tempus, mi si passi il paragone, è condotto esattamente come il finale del terzo Matrix. Spiego il paragone irriguardoso: Matrix è popolare e Bevilacqua è stato per tanto, tantissimo tempo, e lo è tuttora, una consistente voce del popolare in Italia. Quelli che ultimamente mi spaccano i maroni con la storia che solo il noir è un genere popolare, si leggano prima tutti i libri di Bevilacqua. Non essendo qui una sede critica opportuna, devo condensare per forza, citando soltanto due versi: "tu sei stato il presagio (e forse l'ironia) / di quella stellata anarchia / di quel Cristo che là cammina sulle acque di Orione";
- le figure parentali, in Bevilacqua, non vanno ricondotte soltanto a quell'intimità crepuscolare, umettata, in cui lo scrittore e il poeta italiano si è abituato ad accoccolarsi in posizione fetale. Le figure parentali, in Bevilacqua, sono mitologhemi;
- "Leggera", la comunità anarchica è il titolo di una splendida poesia. La ligera, o leggera, quella memorializzata da Montaldi, è da sempre il brodo primordiale da cui nasce la lingua e la fantasia di Bevilacqua. La funzione poetica della "Leggera" è, in Bevilacqua, il corrispettivo poetico del mitologhema che vi si oppone e si integra come l'altra metà del Tao: trattasi di Albert Einstein;
- le figure parentali non sono invase da mito, ma viceversa: "legava Milarepa a tanta vastità / il desiderio di rivedere la madre";
- la lingua della tradizione altopoetica italiana viene totalmente rovesciata in una pratica della lingua parlata non discostata dalla lingua parlata, se non in momenti di scarto messi lì apposta perché si capisca che questa lingua parlata comunque anche non è la lingua parlata.

Termino, non ho altro da dire: chi avrà capito avrà capito. Per chi non avesse capito: Bevilacqua appartiene alla specie dei Pasolini, dei Fortini, dei Soldati, di certo Pavese, e non dei Caproni, dei Sereni, dei Manganelli. Bevilacqua meno male che è nato in quella generazione lì: fosse nato nella mia, sarebbe andato avanti a psicofarmaci, per resistere.
Chiudo trascrivendo, per atto di puro amore, l'a chiusura: l'ultima poesia di Legame di sangue:

saprò raggiungerti
per la scala nucleare
dove l'universo ha inventato un modo
per conoscere se stesso,
ed è la Gigante Rossa da colpire,
da esaltare 'Or rosa della luce
e cellula sonora madre d'ogni cellula -
appoggerò l'orecchio
ai tuoi polmoni da fumatore accanito
e sarà qualche aritmia
o i tuoi piccoli colpi di un alfabeto animale
parte manifesta della tua idea,
del tuo pensiero,
a farmi capire che ero degno
della tua altezza
- sono stato una tua periferia
che si è andata riversando nel tuo centro,
tu mia sola
storia di me, cannibale e madre




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Domenica 16 Novembre 2003

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