I Miserabili
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Deidier: 'Una stagione continua'

deidierfoto.jpgdeidier.jpgdi Mario Desiati

Una piccola chicca di questi mesi è la raccolta unitaria dell’opera poetica di Roberto Deidier (Una stagione continua, peQuod). Probabilmente uno dei libri più importanti di questo anno poetico. Deidier, 37 anni, romano è stato per diversi anni un poeta promettente, sigillo avuto con l’inclusione nel Quaderno italiano di Franco Buffoni e con tre libri pubblicati nel corso degli anni Novanta e adesso raccolti in Una stagione continua.
Nelle chiacchiere da circolo, quando si parla di poeti trentenni e quarantenni, si fanno sempre i soliti nomi, e alla fine compare, in maniera maliziosa una constatazione: la generazione tranne poche eccezioni è composta soprattutto dalla nuova linea lombarda (Riccardi, Dal Bianco, Zucchi, Inglese) o assimilata ad essa (Villalta, Gibellini, Donati). In questa ansia di elenchi e classificazioni, un po’ post-moderna, ma anche non propriamente critica non manca mai Roberto Deidier, avamposto della linea romana. E quella linea romana di Roberto Deidier è il sottile filo invisibile che collega un grande come Sandro Penna, Elio Pecora, Beppe Salvia sino ad arrivare appunto a Deidier.

Nella raccolta c’è tutto il percorso poetico di Deidier, dagli albori (dieci anni fa con Tra il corpo e il giorno) sino alle ultime prove di Libro naturale. Certamente in questa ultima raccolta si trovano alcuni vertici consistenti della poesia di questa generazione, come L’acacia ("O campagna del vuoto che sarà, tu non vedi:/ Della casa non decido più, il prato è arso,/ L’acacia spaccata è senza voce e non hai forza...").
Nella poesia di Deidier vi sono certo echi simbolisti come fa notare nella nota introduttiva Fernando Bandini, ma non è certo questa l’unica definizione che può darsi di una poesia così completa e multiforme dove l’ansia della ricerca del senso delle cose si coniuga con quella elegiaca, dove il sensucht si presenta man mano in maniera esponenziale.
Dicevamo poesia multiforme, proprio perché Deidier abbraccia tutta la tradizione della poesia del secondo Novecento, da Montale di Bufera passando per il lirismo di Penna sino a raggiungere punti di contatto con una vena a volte neolombarda. Non può trascurarsi questa capacità polistilistica di Deidier, che ha fatto della sua scrittura poetica un climax continuo dove però i toni non sopravanzano mai i confini della poesia solipsistica in cui spesso rischia di cadere chi compie una scelta così complicata come quella di Deidier.
Ecco perché l’autore non può mai cadere in un simile contraddizione, la vena è composta e controllata da figure retoriche sempre perfettamente posizionate come per esempio le allitterazioni di Temporale ("Ma l’abbraccio del sonno/ è una maschera del ghiaccio più duro/ A mezzo inverno. Goccia sui balconi…") corretta a sua volte dalle metafora in absentia di maschera del ghiaccio.
Deidier è dunque uno dei pochi autori italiani in cui convivono la compiutezza stilistica, il ritmo e un lirismo, ahimè , sempre più raro oggi.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 22 Dicembre 2003

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