I Miserabili
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Santacroce: 'Revolver'

di Luciana Sica
[da Repubblica, 21.2.04]
santacroce.jpgSarà forse anche per l´età (trentasei anni l´ultimo giorno del prossimo aprile), un´età difficile in cui anche la ragazza più avvenente viene colta dallo sguardo degli altri come "una donna", o ancora peggio "una signora": in ogni caso Isabella Santacroce ha smesso di parlare di diciottenni sciroccate unicamente prese da notti insonni sesso estremo droga a palate & musica rock a più non posso.
Non solo le sue eroine diventano ora delle quasi-trentenni, sempre sbandatissime ma senza l´ombra di quell´aura provocatoria e scanzonata, seppure ancora capaci di conservare una loro "purezza" nelle pieghe del nulla e dell´orrore che vivono da perfette alienate. La novità - nell´universo giovanilistico della Santacroce, esaltata o detestata senza mezzi termini - è che questa volta di scena sono certe donne una volta "perdute" e oggi ossessionate dalla determinazione di essere buone e brave come tutte le altre, mai sfiorate dal sospetto dell´impossibilità di essere normali.

Non priva di una sua riconoscibilissima cifra linguistica, fors´anche sgradevole come può esserlo la musica dodecafonica, la scrittrice racconta l´ansia di conquistare la normalità (e l´infelicità soffocante che ne deriva) anche meglio della tendenza solo all´apparenza più autodistruttiva di trasgredire sempre e comunque con caparbia insensatezza. Dopo Fluo, Destroy, Luminal, Lovers, ancora una sola parola nel titolo del suo nuovo libro: Revolver (Mondadori, pagg. 180, euro 14), una favola nera, una storia per niente "bella" sconsigliata alle "anime belle" di ogni età. Basterebbero per un rifiuto viscerale quelle due pagine iniziali, che si ritroveranno nel finale in modo del tutto identico, come ad avvolgere il lettore in un sentimento di desolazione ineluttabile. Due pagine esasperanti per raccontare l´addio di una coppia sgangherata tra calci, sangue, sesso gratuito, nel più atroce e reciproco disgusto dei due sposini da sempre ignari di ogni più elementare nozione dell´amore.
Angelica ha ventotto anni, una zia paralitica, un lavoro in una fabbrica dove incolla occhi di plastica alle bambole. Fa sesso con chi capita, in modo del tutto compulsivo. Anche la dolcissima Veronica-culo-da-favola, l´unica amica sventurata quanto lei ma anche stupenda, s´intende, non riesce a immaginare altro che non sia lasciarsi sbattere «come un ovetto in una ciotola». Due poveracce con una vita da schifo, destinate a peggiorare di molto la loro condizione rincorrendo il sogno della salvezza attraverso un qualche improbabilissimo redentore, un uomo qualsiasi: anche per il matrimonio come per il sesso può andar bene il primo che capita.
Ad Angelica capita Gianmaria, un quarantenne imbranato e noiosissimo, segretario di un avvocato, «un buono-apatico» che ama unicamente le televendite e il minestrone, succube di una madre potente e orrenda: «Ti prego sistemati. Fammi dormire serena. Cosa penseranno i parenti. Che sei un impotente. Che ti piacciono i maschi? Credo m´avesse scelta all´istante per farla star zitta. Per assecondarla. Altro che stupido. Aveva visto la disperata che sarebbe rimasta e l´ha fatto. Due disperati che un giorno s´incontrano».
Anche Veronica trova il suo orco in un marito. Sposa un uomo stolido e violento, un mezzo delinquente che di notte la chiude nell´armadio. «Lui usciva a far festa. Aveva paura fuggisse. L´aveva fatto un bel giorno. Era andato a scovarla. Si era presa un mucchio di botte. Si portava là dentro il telefono. Rispondeva con voce squillante quasi fosse a un ballo».
Angelica viene rapidamente divorata da un malessere in tutto somigliante alla psicosi, s´invaghisce di un tredicenne di nome Matteo, fa la mamma di una scimmietta che chiama Souvenir. Veronica sta peggio di lei, diventa un´obesa, si sfascia dentro e fuori. «Sono andata per stringerla. Non riuscivo ad avvicinarmi alla faccia abbracciandola? Rimanevo impassibile. Col desiderio. Uno solo. Riportarla dov´era. Andarmene veloce più di un proiettile. Estrarla dalla memoria. Lasciare solo le tracce di ciò che era stata. Quando ancora era viva. Quando era Veronica-culo-da-favola».
Con una scrittura serrata, martellante, ipnotica, decisamente meno lirica che in passato, quelle che sembra evocare la Santacroce non sono donne più o meno giovani, ma pure maschere della femminilità, nel segno di un disperante masochismo. Viene in mente Perversioni femminili. Le tentazioni di Emma Bovary, un libro di Louise Kaplan, una psicoanalista americana, uscito da Cortina una decina d´anni fa. Parlava di assassinii dell´anima piuttosto che di gusti sessuali estremi, di patologie legate all´identità di genere, alla fissazione dei ruoli.
Le perversioni femminili non vanno cercate nei luoghi in cui si attivano quelle maschili. Non nei bordelli o nei cinema a luci rosse, ma piuttosto nelle cucine, nelle camere da letto, nelle stanze dei giochi dei bambini. La vera perversione delle donne - la loro "strategia feticista" per dirla con la Kaplan - è la routine, l´abbrutimento nella reiterazione quotidiana, l´asservimento sessuale. Come a dire: una pornostar può essere infinitamente meno perversa di certe schiave d´amore alla Emma Bovary.
Chi sa se la Santacroce ha mai sentito parlare di queste teorie, ma è curioso come si ritrovino nel suo libro in forma romanzesca. Certamente la protagonista di Revolver - Angelica - è nel matrimonio che rischia di diventare una vera perversa. L´efficace descrizione delle sue performance come mogliettina modello non lascia ombre di dubbio: «Spolveravo col panno di daino. Allineavo diagonalmente gli asciugamani nel bagno. Preparavo le zuppe al basilico. Profumavo gli ambienti. Strofinavo i pavimenti in ginocchio? Moltiplicavo me stessa. Gli davo anche l´anima. Anche i mignoli. Cercavo di dimostrargli che aveva fatto una giusta scelta a tenermi. Elaboravo effetti speciali per entusiasmarlo? Non sono una donna. Sono l´affare del secolo».




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Sabato 21 Febbraio 2004

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