I Miserabili
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Cosenza: 'Lacan e il problema della tecnica in psicoanalisi

Questa sera, 26 marzo alle 21.15, presso l'Umanitaria, in via Daverio 7, Domenico Cosenza presenta il suo saggio Jacques Lacan e il problema della tecnica in psicoanalisi. I Miserabili Lettori sono tutti invitati.

Sono tempi duri per la psicoanalisi? La situazione è ambigua. Lo è dal punto di vista sociologico, anzitutto, poiché il consumo psicofarmacologico è in enorme aumento e, proporzionalmente, lo è anche quello delle psicoterapie rapide, soprattutto di impostazione cognitivo-comportamentista. In crisi, attualmente, appaiono soprattutto alcuni indirizzi psicoanalitici tradizionali. Il che non deve fare pensare a un crollo definitivo di una pratica che, di per sé, fa proprio dell'ambiguità un perno fondamentale del suo operare. Sarà piuttosto una rielaborazione a partire da Freud (che è urgentissimo rileggere, alla luce delle ultime acquisizioni culturali e neuroscientifiche) a favorire una trasformazione radicale delle modalità con cui l'occidente si autoconosce. Al momento, l'indirizzo psicoanalitico più vivo, penetrante, quello di cui si intuisce massima irradiazione di futuro, è il lacanismo. Schiacciato tra teoreticismo esasperato e capacità di apertura formidabile, al "modello Lacan" serviva, almeno qui in Italia, una risitemazione totale e un affrontamento decisivo di ciò che, in fin dei conti, è la psicoanalisi: la pratica. Il parallelismo è errato a priori, ma può essere utile: è come se si disponesse di un apparato teologico abnorme, ma mancasse la preghiera, testo compreso (qui il testo della preghiera non è il testo di Lacan: è la prassi analitica). Rimedia a questa mancanza e apre fondamentali prospettive il bellissimo saggio di Domenico Cosenza, Jacques Lacan e il problema della tecnica in psicoanalisi (edito da Astrolabio, a cura di Antonio Di Ciaccia). Il testo offre una panoramica chiarissima su Lacan e affronta in maniera precisa, stimolante soprattutto se riferita alla decisività del momento del "taglio" (probabilmente l'unico equivalente scientifico occidentale della meditazione tradizionale), la fase di trasformazione, integrazione e consapevolezza che la pratica lacaniana consente a chiunque, analista e paziente.

Non è, dunque, sul valore del libro di Domenico Cosenza che voglio qui discutere: si dia per preacquisito il massimo entusiasmo che mi ha còlto, leggendo questo testo, a mia detta importantissimo nel farsi della cultura italiana contemporanea. Intendo, invece, sottolineare i punti di apertura a un novum che la prospettiva di Cosenza offre: un novum sia per la psicoanalisi (direi per tutta la psicologia) sia per chi l'approccia a partire dal dolore.
E' anzitutto necessario sgomberare il campo da un equivoco. La psicoanalisi, soprattutto quella lacaniana, non è paroxetina. Non funziona da psicofarmaco. Non è una prescrizione medica, secondo l'accezione che la "medicina" ha acquisito nella nostra modernità. La psicoanalisi è una risorsa (auto)conoscitiva che soltanto per contingenza viene sfruttata da chi è a disagio e soffre, psichicamente e/o fisicamente. Inizialmente la domanda posta dal paziente all'analista è una richiesta di cura. Però questo è soltanto un aggancio iniziale, presto quella richiesta si trasforma in una domanda di verità. Già a partire da questa banalissima fenomenologia, si può comprendere quanto la psicoanalisi si avvicini alle pratiche meditative di qualunque indirizzo tradizionale: è dal disagio, dalla percezione di sbaglio e di innaturalezza del corpo e della mente che il discepolo inizia l'ascesi, attraverso la domanda di verità ("Chi sono io? Chi è 'io'?"). L'ascesi meditativa, che predispone del tutto naturalmente un rapporto con la figura magistrale (la quale solo per accidente è esterna, poiché in realtà si tratta di una funzione interna), inizia con una indispensabile (e molto spesso ignorata, per idiotissima pia dieta new age) fase di scioglimento dei "nodi psichici". E' a questo livello che la prospettiva di prassi analitica, con cui Cosenza chiarisce Lacan, è totalmente coincidente con la prima fase operativa dell'ascesi personale. Bisogna, poi, verificare se la prassi lacaniana è passibile di sfondamento di questo piano: se permette, cioè, l'autotrascendimento psichico a cui la meditazione comporta. Non è, questa a cui ho accennato, una traiettoria quintessenziale del discorso lacaniano, però è un arco che interessa a me e, come si vedrà, a un nuovo tipo di psicologia che si sta progressivamente affermando in occidente ai nostri giorni.
Il discorso di Lacan, per come lo legge Domenico Cosenza, è la totalizzazione del tempo/spazio in cui avviene l'incontro tra domanda del paziente e domanda dell'analista, in una sorta di nontempo/nonspazio in cui qualcosa si attiva. Questo ineffabile qualcosa, che si esprime anche e sintomaticamente attraverso la logica del linguaggio, avviene nel cerchio di una logica ubiqua, eterica, ma pienamente facente parte del piano dell'esperienza: si tratta della logica dell'inconscio. A partire da una chiarificazione di cosa Lacan intenda per Immaginario, Simbolico e Reale, Domenico Cosenza mostra come sia possibile osservare e partecipare al gioco di varie condensazioni della medesima sostanza psichica: lo "je" autorappresentativo, il "moi" come esito della sensazione vuota e individuale di essere, il mistero assoluto di un "reale" che non è il mondo - tre fili tessuti da tre Parche, a comporre il tessuto umano: non è possibile guardare all'uomo se si prescinde anche soltanto da una di queste filature. Mi limito qui a osservare, al di fuori di ogni rigore, che, se anche è possibile avvertire una coincidenza tra la sistematica asistematica di Lacan e la concezione tradizionale del composto psicofisico (lo "je" come 'io' nel mondo, il "moi" come 'io sono', il Reale come sostanza motrice pulsionale ai limiti dell'impossibile), ciò che distingue Lacan da ogni tradizione sapienzale non è tanto l'operatività, quanto l'assenza della domanda metafisica (credo che una simile osservazioni scandalizzi i lacaniani, il che testimonia come sia proprio una pratica lacaniana che sto adottando): di cosa sia fatta, anche materialmente, l'attività psichica - di questo non si parla. A testimonianza di come sia probabilmente, per Lacan, da iscrivere nell'àmbito del Reale una simile linguificazione impossibile. Poiché, però, è soltanto attraverso la porta stretta di questa domanda che è possibile qualunque attraversamento totale della psiche, qualunque suo autotrascendimento, bisognerà cogliere, se possibile, tracce che Lacan (o chiunque per lui) lascia nel testo a supporto dell'ipotesi metafisica. Precisando: la metafisica qui in questione è un'attività mentale che conduce, per esperienza, al dissolvimento di mente ed esperienza. Sarebbe come dire: vediamo se Lacan ipotizza la possibilità della stabile esperienza, non più individuale o collettiva, della fine dell'esperienza - un accesso pratico al nudo essere, che "si dimentica" di ogni dualità e divisione (io/altro, corpo/mente, mondo/non-mondo), poiché ogni dualità è stata integrata e, quindi, trascesa.
Grazie a un esame folgorante delle varie fasi che Lacan attraversa, Cosenza offre realmente un approdo pratico, non semplicemente intellettuale, alla questione metafisica: e questo risultato risiede nell'enfasi che Cosenza concede alla questione del "taglio". "L'era dell'interpretazione è alle nostre spalle": Lacan annuncia la nascita di una "pratica post-interpretativa", fuoriuscendo completamente (attraverso integrazione) dal paradigma ermeneutico, che egli vede vincolato da ciò che si pensava circa "la traduzione" (in realtà, la traduzione è proprio una pratica post-interpretativa, e bisognerà che critici traduttori lavorino sodo per chiarire questa misinterpretazione). E', a mio modo di vedere, il momento topico di una svolta dell'intera cultura occidentale, non soltanto in àmbito psicoanalitico: qui si tratta di fuoriuscire dall'idea che il conoscere passi esclusivamente per il sapere o, comunque, per un atto mentale traducibile in linguaggio. Ciò a cui mira la pratica post-interpretativa è perciò un intervento di radicale spostamento dal ring linguistico. Lacan argomenta con il suo gergo, ma in sostanza si tratta di isolare nuclei alogici fondamentali rispetto alle catene significanti. Forse ancora non è stato messo sufficientemente in luce quale formidabile superamento Lacan pratichi, proprio insistendo sul "coupe" (il "taglio" che trascende l'interpretazione), rispetto a Jung: non è questione di archetipi o simboli, è questione del superamento dell'effetto psichico dei simboli, dello sfondamento decisivo della configurazione psichica degli archetipi, per giungere a un approdo "sensitivo" della sostanza psichica di cui simbolo e archetipo sono fatti. E' ciò che definirei "passo metafisico": l'esperienza di uno stato al di là della mentalizzazione dell'energia psichica. Non a caso Lacan parla di "godimento": la coscienza che si autopercepisce, al di fuori della dualità a cui è soggetta nel suo stato dialettico e duale, è secondo gli orientali "Ananda" - cioè beatitudine, godimento. Questa dolcezza alogica, o ultralogica, è la sostanza stessa da cui, per condensazione, emerge ogni possibile configurazione logica o paralogica. La dolcissima e incomprensibile "lingua perduta degli uccelli", a cui accenna Guénon nei suoi testi di ermeneusi simbolica, è legata al trascendimento del linguaggio, alla ricerca e, al di fuori di ogni fine, all'esperienza prima della scaturigine dei linguaggi (e, in quanto linguaggi, anche dei desideri), quindi della sostanza stessa che fa scaturire ogni linguaggio e lo costituisce "sottilmente".
Jacques Lacan e il problema della tecnica in psicoanalisi di Domenico Cosenza, lungi dal costituirsi quale manuale per addetti ai lavori, testimonia di una straordinaria ricchezza germinativa, e centralizza potentemente il discorso di Lacan quale ponte privilegiato verso il futuro della comprensione che i saperi occidentali, per autotrascendimento, saranno costretti a praticare nei prossimi decenni.

Domenico Cosenza - Jacques Lacan e il problema della tecnica in psicoanalisi - Astrolabio - 14 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 26 Marzo 2004

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