I Miserabili
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Sedaris: 'Me parlare bello un giorno'

di Gerald Brown
[da U-Turn e-zine]

sedarissmokes.jpgCon il suo quarto libro, Me parlare bello un giorno, David Sedaris conquista definitivamente il titolo dell'uomo-che-nessuno-vorrebbe-invitare-a-cena. Chi sarebbe infatti in grado di sostenere uno scambio di battute con uno così sempiternamente folgorante? Avete un adeddoto familiare da raccontare? Sedaris ne ha dozzine. Una bizzarra avventura di viaggio? Lasciate perdere. Opinioni sull'attuale stato dell'educazione collettiva? Scordatevelo. Su una gamma pressoché infinita di argomenti, Sedaris fornisce in continuazione le prove di essere lui l'isterico riassuntore della nuova generazione.

Uno dei motivi di massimo interesse dell'ultimo libro di Sedaris è il modo in cui esso gira attorno alla perdita del linguaggio e, di contro, alla questione della facilità di scrittura del medesimo autore. Il quale inizia con un racconto sull'espansione e il miglioramento del proprio lessico e della propria pronuncia in una lotta senza quartiere contro una logopedista. Per evitare di pronunciare difettosamente la "s", Sedaris costruisce un prezioso vocabolario di sinonimi - o, come dice lui, una terminologia evocativo-alternativa. Scrive del fratello e delle curiose espressioni che sono nate ed evolute tra lui e il padre, fino a condire dialoghi con apici come il seguente: "Certi figli di troia credono di poter ficcare il naso nei cazzacci miei, ma il Gallo non lo ammazza nessuno. Glielo puoi mettere nel culo, ma col cazzo che l'ammazzi. Capito?" [Il Gallo è il nomignolo con cui il fratello di Sedaris si riferisce a se stesso quando si sente minacciato]. Fin dalle prime pagine, il libro affronta il linguaggio quale indicatore e suggerisce che l'incapacità a esprimersi accuratamente risulta equivalente all'idiozia.
Il terrore che implica, per Sedaris, una simile conclusione emerge in tutta la sua chiarezza nella seconda metà di Me parlare bello un giorno. E' qui, infatti, che lo scrittore si concentra sulle sue esperienze da quando vive in Francia e sui suoi tentativi di fare presa su una lingua straniera. Le parole in francese minacciano di ridurlo a uno stato infantile e Sedaris lamenta che "è un mondo graziosamente torvo quello in cui non riesco a sentirmi superiore nemmeno a un bambino di due anni". La sua soluzione - mettere al plurale qualunque cosa - ha quel genere di forza comica che proviene dalla disperazione, e si conquista tutta la nostra simpatia. Leggendo Me parlare bello un giorno, l'impressione potrebbe risultare quella di essere portati a spasso da duecento e passa pagine di irrefrenabile umorismo, spesso sostanziato dalla piccineria di certo ipercriticismo e condotto a destinazione con un narcisismo privo di pudore. Vuole il cielo che Sedaris sia impietosamente ipercritico nei confronti di se stesso almeno quanto lo è verso gli altri. Quando racconta la corte fatta al suo fidanzato - una specie di narrazione in cui Machiavelli si sposa con Melrose Place e che, presa da sola, potrebbe qualificare l'autore come uomo di assoluta cautela, il che proprio non è -, Sedaris cataloga i propri passi falsi e manchevolezze con una precisione che fa quasi passare sopra al suo comportamento, poiché egli riesce a dare un nome a una caterva di sensazioni e impressioni che chiunque di noi non può neanche iniziare a descrivere e tantomeno condividere. E pervenendo a una perfetta riuscita di questo trucco letterario che consiste nel dare voce a ciò che noi non riusciamo a nominare, Sedaris ottiene il rispetto dei suoi lettori nel momento stesso in cui rischia il rigetto da parte loro.
Leggere questi racconti fornisce l'incomparabile sensazione di assistere all'esercizio di un acrobata sospeso su un filo, che però si grava di peso ulteriore e inutilmente pericoloso - una strategia del gioco rischioso, insomma. Sedaris volteggia danzando in scrittura con un'agilità che è pura grazia e, anche quando inciampa, riesce a mettere in risalto la musica spassosa, facendola tracimare dai personali confini delle sue abilità stilistiche, che si potrebbero definire "francesi". E nonostante il tema ricorrente che permea questa raccolta, cioè la comunicazione inarticolata, il risultato è che l'unico a sperimentare la perdita del linguaggio, alla fine del libro, è proprio il lettore: Sedaris lascia senza parole.

David Sedaris - Me parlare bello un giorno - traduzione di Matteo Colombo - Mondadori Strade Blu - 15 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 19 Aprile 2004

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