di Ferdinando Fasce
[da il manifesto, 3 febbraio 2004]
Come ricorda un libro recente del massimo esperto in materia (Backfire di David Chalmers), il cappuccio bianco negli Stati Uniti evoca immediatamente l'idea della terribile organizzazione razzista del Ku Klux Klan; un'organizzazione creata subito dopo la Guerra civile e giunta, attraverso varie peripezie e numerose sciagurate resurrezioni, sino ai nostri giorni (qualche anno fa una quindicina di suoi membri inscenarono addirittura una marcia per New York, per protestare contro il divieto del sindaco alla loro richiesta di attraversare le strade cittadine con la celebre delinquenziale divisa). Un po' più di un secolo fa, però, fra gli anni Ottanta e Novanta dell'Ottocento, per chi viveva in New Mexico, nel Sud-ovest del paese, il cappuccio bianco aveva ben altro significato. Era il nome di un'organizzazione clandestina di contadini messicoamericani, chiamata appunto gorras blancas (cappucci bianchi). Approfittando del buio della notte, le gorras abbattevano le recinzioni erette dai grandi proprietari terrieri per "privatizzare" i pascoli e sabotavano le attrezzature di quelle ferrovie che nel decennio precedente avevano cominciato a percorrere questo territorio, con un pesante corredo di spoliazioni e sfruttamento ai danni dei lavoratori.
Bruno Cartosio ne ricostruisce l'aggrovigliata storia, collocandola sapientemente in un contesto, quello del New Mexico a cavallo fra Otto e Novecento, al quale ha già dedicato alcuni anni fa l'importante Da New York a Santa Fe. Lo fa in un nuovo, piccolo, ma significativo, lavoro intitolato Contadini e operai in rivolta. Le Gorras blancas in New Mexico (ed. Shake, pp. 126), che inaugura la collana "I libri di Ácoma", legata all'omonima rivista americanistica, diretta dallo stesso Cartosio, da Sandro Portelli e da Giorgio Mariani.
La prima ragione di interesse consiste nel fatto che il libro ricongiunge efficacemente al resto del paese un'area a lungo dimenticata, e anzi apparentemente senza storia, perché ridotta ad "anomalia" esotica e pittoresca: dapprima in quanto zona di contatto fra i bianchi spagnoli e i nativi, poi come scenario di conquista dell'America bianca e anglo nei confronti di quanto restava dei nativi e del mondo messicoamericano, che vi si trovava incorporato a forza, secondo quella logica del "destino manifesto" che proprio in questo caso fu originariamente elaborata.
Ma Cartosio non si limita a mostrarne le connessioni di "colonia interna", sfruttata, tramite la mediazione dei ricos, i maggiorenti ispanici, dal capitale dell'Est. Né si limita a sottolineare puntualmente le dinamiche di discriminazione etnorazziale che, sovrapposte a quelle di classe, tengono l'area, più a lungo di qualunque altra regione, sino al 1912, nel limbo di un semplice "territorio", troppo poco "americano nei suoi usi e costumi" per entrare come stato nella repubblica federale. Attraverso materiali inediti come le schede dei censimenti e i rapporti delle spie e degli osservatori, anticontadini e antioperai, ingaggiati dalle pubbliche autorità (infeudate alla grande proprietà terriera e alle ferrovie) per sgominare tentativi di antagonismo come le gorras blancas, il libro ne ricostruisce invece anche gli aspetti soggettivi, di resistenza e opposizione collettiva. Ho ripetuto la formula, che può suonare, ahimè, all'apparenza un po' ritualistica, del titolo, "contadini e operai", perché in effetti Cartosio, con un paziente lavoro di scavo nelle fonti inedite, rintraccia almeno alcuni dei fili che legano, sia pure in modo indiretto e non senza contraddizioni, i cappucci bianchi alla principale organizzazione operaia dell'epoca, i Knights of Labor, Cavalieri del Lavoro (beninteso, gente seria, niente a che spartire con il "cavaliere mascarato" di casa nostra; gente che si batteva per la creazione di un sistema sociale su base cooperativa contro lo strapotere delle emergenti corporations).
Questo è il secondo grande motivo di interesse del libro, ovvero il fatto che esso mostra come, non solo sul piano delle strutture economiche e sociali, ma anche su quello delle lotte, le distinzioni fra modernità e premodernità, fra le espressioni di presa parola collettiva degli operai sindacalizzati e l'azione di chi sembra uscire dal repertorio dei "ribelli" o dei "banditi" "premoderni" di cui parlava trenta-quarant'anni fa lo storico inglese Eric Hobsbawm, risultano, alla luce di concrete esperienze come quella qui studiata, molto più labili e invero attraversate da feconde dinamiche di ibridazione di quanto la storiografia maggioritaria potesse pensare quando quelle categorie furono introdotte (per una pionieristica intuizione in proposito occorre andare a risentire la critica voce minoritaria del compianto Gianfranco Faina, che ai Ribelli di Hobsbawm dedicò un'intelligente recensione una quarantina d'anni fa).
Tali esperienze - che escono così, dice bene Cartosio, dal "limbo dello spontaneismo disperato... per entrare nel purgatorio delle lotte dei lavoratori negli Stati Uniti di quegli anni" - riservano per giunta pagine memorabili sull'effettiva realtà della "democrazia in America" di fine Ottocento, pagine da aggiungere e sovrapporre a quelle dei classici del pensiero liberale e borghese sui quali non di rado si esaurisce purtroppo il dibattito. Una per tutte, quella che Cartosio ci restituisce in un passaggio, che merita una citazione per esteso, sulla ragnatela, articolata e pulviscolare, dell'antagonismo locale: "esistono forze composite - gli operai della ferrovia (anglo e mexicanos, skilled e unskilled), un immigrato socialista tedesco [un quarantottardo!] che pubblica un giornale locale, i Knights of Labor e, infine, mexicanos come gli Herrera [membri dei Cavalieri e forse delle gorras] ...che finiscono per confluire nell'inedita fase di mobilitazione popolare, intellettuale-politica e pubblicistica che stiamo ricostruendo". Fase, occorre aggiungere, che poi dalle gorras si trasferisce sul piano politico-istituzionale col tentativo, coronato per breve tempo da un certo successo elettorale, del "Partito del Pueblo Unido", il cui impulso democratico e dal basso verrà poi travolto, prima e più che dalle divisioni interne, dalla disfatta operaia nello sciopero Pullman del 1894, che segna la fine dei Knights. Il che introduce il terzo elemento di interesse del libro, ovvero il contributo che esso fornisce a una conoscenza delle varie forme di "populismo" dell'epoca, una conoscenza capace di recuperarne il carattere di controversi e contraddittori, ma vitali, movimenti democratici, che frettolose generalizzazioni, appiattite sul presente, gli hanno sottratto.
Bruno Cartosio - Contadini e operai in rivolta. Le Gorras blancas in New Mexico - € 13,50 (sul sito ShaKe: -15%=€ 11,50)