I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
   NEWSLETTER
   RECENSIONI
   SPECIALI
   INTERVENTI
   TESTI
   SEGNALAZIONI
   INTERVISTE
   ULTRALETTERATURA
   L'ARCHIVIO
   Blog
Jörg Rüpke: 'La religione dei Romani'

Einaudi dà alle stampe uno dei testi fondamentali nella scienza delle religioni degli ultimi trent'anni: è la traduzione di Die Religion der Römer di Jörg Rüpke, docente a Erfurt e massimo interprete storico di una questione che la storiografia ha centralizzato non a sufficienza - quella della religione e delle metafisiche sviluppatesi nel lungo arco dell'Impero Romano, a partire dalle origini (la fondazione della Città, sigillata metafisicamente) fino al definitivo trionfo della spiritualità cristiana. In quest'arco si compendia l'intero futuro del sentimento e della sociologia religiosi d'occidente: accanto e dentro l'imporsi del Cristo quale unità socioculturale europea, il residuo mai domo della tradizione pagana. Che il problema della religiosità romana venga affrontato scientificamente ha una non secondaria rilevanza politica, se si pensa agli appigli pseudostorici che hanno alimentato i fascismi spirituali e i rigurgiti di 'orgoglio italico' - abbagli possibili laddove la scienza non abbia fatto chiarezza. Rüpke offre una panoramica completa di prospettive, che vanno dallo sguardo dello Jaeger di Paideia fino a quello proprio degli Annales francesi.

Mentre l'Europa cerca, in era tecnocratica, la certificazione di un'identità comune, lo sguardo nostalgico pare essere l'unica risorsa capace di legittimare l'esistenza delle radici comuni in un continente che, quanto a unità, ha avuto manifestazioni solo e sempre sotto l'egida dell'Impero Romano, anche se ritradotto in versione carolingia, al culmine della cristianizzazione. Questa nostalgia della radice unica, della matrice culturale e spirituale da cui il Vecchio Continente ha preso vita è, come appare chiaro dall'esame condotto da Rüpke, una chimera costruita a posteriori. Eppure resta inquietante l'abnormità del silenzio e lo spessore dell'ombra che si stende sulla metafisica composita e multicolore che ebbe in Roma un crogiolo espressivo impressionante. Erede della misteriosofia greca, e quindi di quella orientale (mazdeista, zoroastriana), la romanità si pone all'incrocio dell'interrarsi della tradizione sapienziale (diciamo emblematizzabile attraverso l'orfismo, in quanto rappresentante privilegiato della gnosi occidentale) e dell'emergere della religione cristiana. E' Roma lo scenario decisivo in cui si impone il Cristo e, soprattutto, in cui il Cristo si trasforma, fino all'apice sconvolgente di Nicea, trapassando da gnosi esso stesso a religione di massa, in cui il nucleo gnostico è destinato a soccombere rispetto all'essoterismo che trasfigura il Cristianesimo fino alle appendici nostre contemporanee. Roma è omfalos destinale. Appare significativo il diniego della storiografia a guardare direttamente in quell'ombelico che, a questo punto, è un autentico buco nero.
Fortunatamente ci sono studiosi che illuminano l'ambiguo e multipolare universo della romanità spirituale - come Rüpke, che da anni lavora rigorosamente su questo tema, riprendendo la visuale di Eliade, che prima si definiva "sincretistica" e ora è di moda definire "comparatistica". Si tratta, in realtà, della ripresa del fondamentale lavoro compiuto da Georg Wissowa, con il suo imprescindibile studio Religion und Kultus der Römer, uscito nel 1902 e superato soltanto un secolo dopo, proprio da Jörg Rüpke. Una prospettiva totale: non esiste soltanto, nell'analisi Rüpke, l'attenzione specifica ai nuclei fondanti della prassi religiosa romana (il sacrificio, il calendario, il banchetto), ma anche una considerazione dei riflessi civili che questa struttura composita e complessa esercita sulle ritualità sociali, comunicative e politiche.
Merito di Jörg Rüpke è, anzitutto, centralizzare l'attenzione sull'Impero in quanto fondazione spirituale: che gli autentici imperatori romani siano gli dèi è una prospettiva che ricolloca, nel sentire contemporaneo, la dimensione trascendentale di un'intera e decisiva civiltà, articolata attorno a un sentimento della sacralità dell'agire che è estremamente simile alla prassi evangelica che si installerà nel cuore stesso di quella medesima civiltà.

Jörg Rüpke - La religione dei Romani - traduzione di Umberto Gandini - Einaudi - 25 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 3 Maggio 2004

stacco.gif