di Ferruccio Parazzoli
[da Famiglia Cristiana]

A soli cinque anni da Un uomo che forse si chiamava Schulz, il romanzo che fece scoprire in Riccarelli uno scrittore dotato di una sorprendente capacità narrativa, Il dolore perfetto si afferma come un punto di arrivo di indiscussa maturità. Un accostamento che può suonare eccessivo, ma non lo è, in quanto estremamente attinente, potrebbe essere quello di portare il nuovo romanzo di Riccarelli su quella stessa linea di opera totale e corale su cui, all’altro capo del mondo, su altre storie e mitologie, affonda le proprie radici un’altra grande epopea, impastata di terra e di popolo, Cent’anni di solitudine di García Márquez.
Non c’è miglior osservatorio da dove veder soffiare il vento della Storia, se non il microcosmo di un ignorato lembo di terra patria, solo familiare e caro a chi ci vive, dove figli e padri e padri dei padri, dove figlie e madri e madri delle madri nascono, s’intrecciano, amano e muoiono sullo stesso fondale, egualmente vivo, di case, alberi e campi.
Quest’angolo d’Italia è un paesino toscano, Colle, che germina sotto i nostri occhi, come sotto una lente d’ingrandimento, con l’arrivo, in un giorno dell’ancora fresca unità nazionale, di un uomo del Sud, il Maestro, che porta con sé il proprio indomabile ideale di libertà. E Libertà, Mikhail, Cafiero darà nome ai suoi figli, innamorato dell’anarchismo fino a trovare la morte nella Milano insanguinata dai cannoni di Bava Beccaris. Sarà il capostipite di vicende familiari che si allargano a ventaglio, ognuna seguendo il proprio destino. È la discendenza idealistica e sognante che s’intreccia con la più violenta e stralunata stirpe dei Bartorelli, commercianti opportunisti dai nomi omerici di Ulisse, Ettore, Telemaco.
Il vento che soffia su di loro, li mescola, li disperde, li distrugge, è il vento che soffia su cent’anni di storia italiana, cent’anni di solitudine e di dolore: repressione nel nome dell’ordine regio, una guerra dagli insulsi massacri sui lontani confini della patria, le violenze fasciste, indomita dignità e umiliazioni, una nuova guerra ancora più lontana sulle distese ghiacciate del fronte russo, poi sempre più vicina, fino alla porta di casa, le rappresaglie naziste.
Infine il vento cade lasciando, in una piccola rimessa del Colle, a ricordo di chi è stato e a speranza di chi verrà, uno strano marchingegno, battezzato Libertà, che è stato inventato da Ideale, uno dei figli dei figli, e che ha per scopo il moto perpetuo e di cui ogni parte porta il nome di quanti hanno vissuto l’italiana storia del Colle.
Ugo Riccarelli - Il dolore perfetto - Mondadori - 17.60 euro