I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
   NEWSLETTER
   RECENSIONI
   SPECIALI
   INTERVENTI
   TESTI
   SEGNALAZIONI
   INTERVISTE
   ULTRALETTERATURA
   L'ARCHIVIO
   Blog
Williams-Hogan: 'Swedenborg'

swedenborg.jpgSwedenborgem.jpgDa un lato l'approccio iper-razionalista, sorta di confusione abissale a partire dall'equivoco positivista, e dall'altro i danni causati dal caravanserraglio new age: sono i due ostacoli maggiori all'approfondimento di prospettive che, lanciate in passato dall'esoterismo occidentale, stanno per essere affrontate dal dibattito neuroscientifico. I modelli riduzionisti che tentano di definire i rapporti tra mente e cervello (con il secondo che svolge unicamente una funzione causale) devono affrontare nel nostro tempo la sfida avanzata dalla variegata compagine che, tra scienza biologica e filosofia, intende ricentralizzare la questione della coscienza - cioè che cosa essa sia, quale sia il suo statuto anche materiale (una domanda a cui paradossalmente i riduzionisti stentano a dare risposta), da dove sorga e come funzioni. Di estremo aiuto, in questo frangente, è il modello plurimillenario della psicologia tradizionale buddhista, come dimostra l'affascinante dialogo tra il neuroscienziato Daniel Goleman e il Dalai Lama, recentemente pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo Emozioni distruttive. Nella medesima direzione di ricerca si iscrive la 'parafisica' settecentesca di Emanuel Swedenborg, al limite tra mistica e sperimentazione psichica, e che oggi viene fatta oggetto di un'indagine completa per merito di Jane Williams-Hogan, nel densissimo saggio monografico edito da Elledici.

Stiamo parlando non tanto di un uomo e di uno scienziato, quanto di un autentico caso. Swedenborg era per Kant un visionario e un debole di mente, ma non bisogna sottovalutare l'influsso che le dottrine swdenborghiane hanno esercitato su alcuni pesi massimi della letteratura, come Balzac, Baudelaire, Hugo, Pound e Borges, oltre che su musicisti come Berlioz e Schoenberg e filosofi centrali quali Schelling e Herder.
Il caso Swedenborg è tale poiché incarna una conversione che più radicale non si può: dall'iniziale adesione alle tesi materialiste e riduzioniste di Cartesio e Newton, lo scienziato svedese (nato a Stoccolma nel 1688 e morto a Londra nel 1772) subì nel 1745 una sorta di trasformazione coscienziale che, per i suoi detrattori, si configurava quale esplosione psicotica di natura schizoide. Colpito dall'intensità di visioni pervenutegli in stato di trance, senza avere fatto alcunché per ottenerle, non essendo dedito a quei tempi ad alcuna pratica esoterica o tecnica di visualizzazione, Swedenborg maturò una trasformazione totale dei propri paradigmi scientifici, andando incontro (parecchio 'al buio') a esperienze che potremmo definire di fenomenologia del piano sottile, per utilizzare la terminologia alchemica. Mentre, com'è ovvio, simili avventure introspettive causavano in Swedenborg una sorta di crisi mistica, il suo approccio scientifico gli garantiva in ogni caso la possibilità di strutturare secondo modelli ermeneutici affidabili ciò che egli sperimentava. I suoi studi di cosmogonia, di astronomia, di cristallografia, di geologia e di fisiologia, che ne facevano uno degli uomini più dotti del suo tempo, furono sottoposti così a un rovesciamento, che lo stesso Swedenborg definì come un capovolgimento dell'"attenzione percettiva", non più estroflessa verso l'oggetto esterno bensì introflessa e mirata alla natura e consistenza dell'esperienza psichica. Il ricorso al simbolico, che a Swedenborg si appalesò quale unica retorica possibile per descrivere fenomeni coscienziali che stavano tra l'onirico e la percezione infinitesima, favorì la deriva spiritualistica dello scienziato-mistico svedese, avendo nel Libro dei Sogni e in Arcana Coelestia un'evenienza letteraria imprescindibile per chi si occupi oggi della critica simbolica.
A parte la deriva gnostica, tutta imperniata sul rinnovamento del cristianesimo, ciò che attualmente importa della sistematica di Swedenborg è il percorso compiuto a partire dallo sfondamento dell'apparato percettivo umano: «L'uomo non può vedere gli angeli con gli occhi del suo corpo materiale, in quanto il simile vede il suo simile in base alla legge della similitudine. Del resto l'occhio, l'organo della vista, è così grossolano che non riesce a vedere neppure le piccole componenti della natura senza l'aiuto di strumenti ottici». Lo studio della "vista interiore", esercitato secondo l'antica gnoseologia sistematizzata da Aristotele per cui "il simile conosce il simile", diviene centrale per la ricerca sulla coscienza nel momento in cui le avanguardie neuroscientifiche si chiedono se persino la materia inerte sia "fatta" di coscienza, rientrando essa stessa nel campo delle possibilità percettive che sono, di fatto, sostanziate di coscienza.
L'autrice del saggio, Jane Williams-Hogan, antropologa religiosa che insegna al Bryn Athyn College in Pennsylvania, non si limita a fornire un orizzonte completo delle dottrine di Swedenborg, ma analizza anche l'influenza che esse stanno progressivamente esercitando su una sempre più vasta comunità religiosa. Non a caso, il saggio è pubblicato nella collana diretta da Massimo Introvigne, il massimo esperto mondiale di nuovi fenomeni di religiosità. Tuttavia non è questo l'aspetto primario che fa della monografia di Jane Williams-Hogan un'opera di altissimo interesse. L'importanza di Swedenborg, alla luce di quanto sta accadendo oggi nelle branche più estreme della microfisica, particolarmente nella teoria delle superstringhe, e delle neuroscienze, è il concetto di vibratoria, di cui Swedenborg tenta una descrizione che, per quanto ispirata a motivi mistici, non può non turbare per la preveggenza che dimostra rispetto ai risultati pratici ottenuti dalle avanguardie scientifiche ai nostri giorni.

Jane Williams-Hogan - Swedenborg e le Chiese swedenborgiane - Elledici - 9 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 14 Maggio 2004

stacco.gif