I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Biondillo: 'Per cosa si uccide'

biondillocover.jpgdi Franz Krauspenhaar
[Devo delle scuse a Gianni Biondillo, autore dello splendido noir metropolitano Per cosa si uccide: a causa di eventi convulsi e grotteschi, il suo libro giace in uno degli scatoloni che assediano dall'interno la mia nuova casa, rendendomi impossibile, al momento, una recensione all'altezza di quella che volevo scrivere. Approfitto perciò, per il momento, delle parole di Franz Krauspenhaar, che sul libro di Biondillo pensa esattamente quanto penso io. gg]

biondillo.jpgGianni Biondillo è un architetto. Ma è soprattutto uno scrittore. Dell’architetto il suo libro d’esordio e di successo ha la costruzione in 4 “stanze”: e 4 sono gli angoli di una stanza. E, pure, quattro sono le stagioni, ognuna delle quali è contenuta in queste 4 stanze di cui è composto questo romanzo d’appartamento. Un appartamento-città non più a equo canone. Gli affitti sono aumentati, la vita è rincarata di brutto. Gratis si può solo morire, per parafrasare il titolo di un bellissimo film del '66 (Morire gratis) del documentarista Sandro Franchina. Ma non ci si aspetti dal Biondillo scrittore le costruzioni di un ingegnere. Lui è un architetto, e semmai di un certo Ingegnere (si, quello con la I maiuscola) ha tenuto a mente la lezione di fondo e irripetibile. Ed è stato utile all’apprendistato dell’autore anche la grandissima lezione di un altro milanese indispensabile della nostra letteratura: Testori, la magnifica sintesi artistica tra Céline e sempre lui, l’Ingegnere.

Biondillo dunque è uno scrittore che ha a cuore come pochi altri la sua città – Milano -, impalca le sue stanze e per il resto si affida al magma di una scrittura impastata, spesso, con la calce viva: lingua bastarda, alta e bassa, grassa e talvolta magra ma mai “light”: sì, Biondillo non è tipo da mozzarella e pomodoro o da insalatona alla rucola, per intenderci, perché è un vero gourmet della lingua. 4 stanze, 4 stagioni per 4 romanzi brevi contenuti (al prezzo di uno) nel corpus complessivo impalcato con la naturalezza delle scelte vere. Per cosa si uccide non è il classico noir alla Leo Malèt che rotola fin dall’inizio verso una fine tragica, e tantomeno è giallo puro, anche se i crismi e i cristi dei due generi ci sono e vengono padroneggiati alla grande. Piuttosto, il libro di Biondillo è la storia di un anno criminale e sentimentale del protagonista ispettore Ferraro di Quarto Oggiaro, un anno di vita pulsante di un uomo che è anche un poliziotto. Anzi, no: di un poliziotto che è anche un uomo solo alle prese con gli orrori della cosiddetta vita moderna.
Ma a ben vedere, a leggere in profondità, i protagonisti del libro sono due, di due cose si parla, al fondo: dell’anima bella e terribile di una metropoli amata dall’autore con tutte le viscere nei suoi marciapiedi e con la spossata raffinatezza di un libertino nei suoi palazzi patrizi; e dell’uomo - Ferraro - trottante su tutti i quei marciapiedi, quelli della città dormitorio e quelli della città à la mode e svagatamente spericolata che non dorme mai.
Per cosa si uccide è un romanzo psicologico e sociale, un ritratto di città che s’imbeve di noir, anzi di polar: siamo un po’ fuori dal genere ma al contempo anche dentro con tutti e due i piedi. Il polar fa da supporto indispensabile ed è agguantato a presa doppia da tutti i lati, certo, ma il vero cuore delle vicende è il cuore di Ferraro e il cuore quattro stagioni di Milano. In mezzo a battute a gogò con incursioni nei trani che avrebbero potuto scrivere Beppe Viola e Age, si imbocca la circonvallazione di pagine e pagine piene di digressioni al contempo affettuose e impietose, di frasi illuminanti come aforismi, di spaccati psicologici di rara intensità. Ferraro è un uomo senza qualità (o con tutte le qualità di un uomo eccellente che per la fottuta società dell’immagine non appare come tale) che si ritrova a fare il poliziotto per consuetudine alla sua testardaggine e onestà di fondo. Altri riuscitissimi personaggi: Luisa la donna-bambina (e qui l’autore fa in certo modo giustizia sul luogo comune che vuole i ricchi più o meno stronzi; ci vuole capacità psicologica non comune per spiegarci, in letteratura, che è il mondo è come è e non come appare). E poi il collega Lanza dalla memoria elettronica, e Mimmo O’ Animalo, l’amico d’infanzia delinquente per impossibilità di scelta. E un altro collega, Comaschi, con l’incazzitudine dura – ma mai tipica, cioè mai stereotipata- del poliziotto esacerbato dalle brutture del mestiere.
Un libro generosissimo, che non si ferma davanti a nulla, affettuoso e cattivo, benevolente e impietoso, sovrabbondante ma mai ridondante, divertente ma mai scanzonato e, soprattutto alla fine, struggente. “La verità è che dovunque vai, se fai il pane t’infarini”. Forse questa non è la morale della favola. Forse questa è soltanto la morale della vita.

Gianni Biondillo - Per cosa si uccide - Guanda - € 14.50




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 20 Maggio 2004

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