I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Zaccuri su 'La grande sera del mondo' di Pischedda

pischeddazaccuri.jpggrandesera.jpgSono estremamente convinto che il saggio di saggi firmati dal critico Bruno Pischedda [nell'immagine a sinistra] meriti approfondimenti e dibattito. i Miserabili sono a disposizione per ospitare contributi sui problemi discussi nel lavoro di Pischedda - contributi che si possono inviare via mail a questo indirizzo. Nei prossimi giorni, pubblicherò qualche riflessione sul capitolo che Pischedda dedica a Petrolio di Pasolini.
Evidentemente, non sono l'unico a essere persuaso della decisività dei temi trattati ne La grande sera del mondo: ieri, su L'Avvenire, Alessandro Zaccuri, fresco vincitore del prestigioso premio narrativo Biella con il romanzo Milano, la città di nessuno. Un reportage visionario, ha pubblicato una segnalazione del libro in questione, che qui di seguito riporto.


continua.gifApocalisse critica
di Alessandro Zaccuri

zaccuricolor.jpgE' un libro importante, La grande sera del mondo di Bruno Pischedda (Aragno). Perché fornisce una visione anticonvenzionale della letteratura italiana dell’ultimo trentennio, certo, ma anzitutto perché scommette su un’ipotesi, la verifica sui testi, la bilancia con una giusta dose di scetticismo. Rispetto alla vulgata di una narrativa italiana novecentesca «debole», intimista e calligrafica, Pischedda rilancia l’immagine «forte» di una linea romanzesca ispirata al tema dell’apocalisse, della dissipazione, della fine del tempo e del mondo. Libri irrisolti e magmatici, come il pasoliniano Petrolio o La distruzione del sulfureo Dante Virgili, e magari resi sintomatici dal loro stesso fallimento, come la Trilogia atomica di Cassola. Ma anche capolavori autentici (Il giorno del giudizio di Salvatore Satta, Aracoeli di Elsa Morante, Dissipatio H.G. di Guido Morselli) oppure mancati per un’incollatura (Il pianeta irritabile di Paolo Volponi). Tutti eredi, sia pure riluttanti, del gran finale catastrofico della sveviana Coscienza di Zeno, questi «romanzi apocalittici nell’Italia del benessere», e tutti più che comprensibili quanto a congiuntura storica: la guerra fredda, la minaccia nucleare, l’inquinamento su scala planetaria...
Ma in tutto questo –anzi, oltre tutto questo – Pischedda riesce a intuire un determinante elemento di continuità fra autori e narrazioni altrimenti tanto differenti. A prendere voce, nei romanzi dell’apocalisse, è un irriducibile pessimismo nei confronti della realtà, un’attrazione per il lato d’ombra che avrà pure fra i suoi padri nobili il prevedibile Leopardi della Ginestra, ma che finisce anche per saldarsi con gli esiti estremi del neo-gnosticismo novecentesco (basti, per tutti, il nome di Emile Cioran).
E forse per questo Pischedda lascia trapelare, di tanto in tanto, qualche elemento di dissenso nei confronti delle opere prese in esame. La critica, quella vera, serve anche a questo.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 24 Maggio 2004

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