
Zaffate di pessima letteratura spacciata per buona: s'avanza il caso Zafòn.
Non è bello ripetere la sequenza scomposta che fa da cifra alla recensione comminata a Dan Brown e al suo fetido Codice Da Vinci. Però siamo in zona palustre, pronti a sporgere il piedino nello stagno letamoso della narrativa tutta premi & cotillon. L'avvertimento è d'obbligo. Stiamo parlando di un librone che, come enfatizza la quarta mondadoriana, grazie a un prodigioso tam-tam tra i lettori ha venduto oltre un milione di copie in Europa. E allora? Che me ne frega a me se un milione di cotti spagnoli francesi e tedeschi ci sono cascati? Maria De Filippi, ierisera, l'hanno guardata in sette milioni: e allora? Il supermercato dell'idiozia come categoria critico-letteraria mi fa schifo, è un gesto di immondizia morale scaricata sulla testa e sulla coscienza dei lettori, europei e non. Hanno rotto il cazzo. Ci si metta in testa che, se si deve scegliere tra un mattone fintonarrativo e uno shampoo antiforfora, meglio il secondo. Quanti usano il Clear in Europa? Otto milioni? Allora è un bestseller? Venendo al nostro Carlos Ruiz Zafòn, uno che porta una brutta parola come cognome, ci accorgiamo da subito quale sia la spontanea natura del tam-tam: il tizio, un giovane pelato effigiato nella foto segnaletica sopra a destra, fa lo sceneggiatore a Hollywood.
Dovremo armarci quindi di aspettative alla bassezza dell'evento: colpi di scena cotonosi, strutturine calcolate, una lingua piatta con battutine degne di Enzo Maria Trapani, i rossori dell'adolescenza e la sfiga dei ciechi, la mitologia del libro antico (quest'ultima, da Pérez Reverte in poi, pare diventata un'autentica nevrosi spagnola), l'esoterismo de me' cojoni, il destino che Via col vento mai - il vento non se lo porta via, resta sempre lì, sospeso in svenevolezze cilestrine quali simbolizzate dalla brumosa e sospirosa orrida copertina mondadoriana. Nota interna editoriale: il bestsellerone (che qui in Italia, ci giuro, sarà un successo mancato) viene piazzato nella collana più prestigiosa della casa editrice di Segrate. Il che ci fa riflettere su che cosa sia, a oggi, l'alta letteratura. Non è mica un problema di Segrate, sia chiaro: è un problema di industria, nemmeno più culturale, di industria tout court, di orrido funzionariato nemmeno più culturale, di mercato nemmeno più culturale, di lettura nemmeno più lettura. That's infotainment, baby.
In apertura, la dedica dello Zafòn la dice tutta: A Joan Ramon Planas, che meriterebbe qualcosa di meglio. Come dare torto all'autore e come non essere solidali col povero Joan Ramon Planas? Questo poveraccio si vede tributato l'omaggio di una storia improbabile, che tradisce la promessa di esotismo europeo formulata dalla promozione - L'ombra del vento è esotico letterario come un viaggio del ventaglio è esotico turistico.
Ecco qualche snodo dell'imperdibile slalom parallelo allestito dallo Zafòn: in quel di Barcellona c'è un ragazzino con la mamma morta di colera alla fine della guerra, figlio di tanto padre che fa il libraio antiquario, che capta new age vibes in provenienza da un vecchio libro recuperato in una specie di biblioteca perduta, di cui è autore è tale Carax e la cui trama è un Harmony perfetto. Va da sé, il libro e l'autore diventano il gorgo della storia, vicenda di parallelismi tra l'io narrante e la storia di Carax, i cui immortali capolavori, che a differenza dello Zafòn non hanno mai causato un prodigioso tam-tam tra i lettori, si scopre che sono stati bruciati copia per copia.
E' esattamente quello che vorrei fare io con il mistificatorio romanzone dello Zafòn: bruciarlo copia per copia, affinché l'oblio scenda su quest'operetta inutilmente voluminosa, zeppa di metalivelli e multigeneri, proprio come i multivitaminici dei Tesori dell'Arca al Pam - sono tanti, ti raccontano la bugia che ti fanno bene, tu spendi e ingurgiti e poi te ne scordi, non avendo misurato alcun beneficio.
Date retta a me: c'è più letteratura in un periodo di Ezio Greggio che nelle 438 pagine dello Zafòn.
Carlos Ruiz Zafòn - L'ombra del vento - Mondadori - 18 euro