
Talvolta mutare il titolo originale di un romanzo straniero fa guadagnare punti all'autore (e all'editore che ha scelto una valida alternativa). In questo caso, ci guadagna Stephen Hunter, camaleontico scrittore di spystory e thriller e hardboiled: con un colpo di genio, Longanesi manda in libreria Hot Springs, forse il miglior romanzo di Hunter, intitolandolo Giocarsi la pelle, una modalità perfetta di presentare questo versatile maestro della suspence e dell'indagine sociopsicologica. Giocarsi la pelle è un titolo che sta tra James Ellroy ed Elmore Leonard - il che costituisce la chiave privilegiata per fare il proprio ingresso nell'universo non tanto immaginario di Stephen Hunter, il quale da tempo sta allestendo una saga sulle trasformazioni decisive del volto dell'America nel corso degli ultimi cinquant'anni. Con Giocarsi la pelle, questa ricognizione fabulistica è più potente che mai - qui il passato, il presente e il futuro si coagulano in una trama straordinaria, che ribalta la memoria in orizzonte di speranza.
La gloriosa tradizione dello hardboiled, violentemente sottratto al semplice regime metropolitano in cui il genere era nato e cresciuto, ha in Giocarsi la pelle una delle sue apparizioni recenti più perfette e coinvolgenti. Si tratta, in realtà, di una sorta di prequel alla trilogia legata all'indimenticabile Bob Lee Swagger (i titoli: Point of Impact, Black Light e Dirty White Boys). In Hot Springs, il protagonista è il memorabile padre di Bob, Earl, un reduce della Seconda guerra mondiale, combattuta allo stremo delle forze sul fronte del Pacifico, il che riconnette a una tradizione letteraria specifica, di cui Hunter è estremamente consapevole e che ha ne Il nudo e il morto di Norman Mailer il suo precipuo capolavoro.
In tempi di facile memorialistica di una liberazione condotta dagli americani sul pianeta non per ingenua generosità, bensì per calcolo geopolitico che avrebbe garantito un dominio semiglobale per cinquant'anni, è interessante osservare lo scavo interno compiuto da Hunter - cioè verificare le condizioni e i movimenti sismatici dell'America all'indomani della fine del conflitto. Hunter interroga la disillusione, il mistero, l'inquietudine sociale, la deriva politica che gli Stati Uniti covano a partire dal '46, e mette in scena, raddensandolo in un protagonista dai tratti complessi e realistici, lo scivolamento di una nazione verso l'eldorado del crimine e dello spettacolo. Il titolo originale di Giocarsi la pelle, e cioè Hot Springs, è in realtà il nome della cittadina dell'Akansas in cui Earl Swagger deve riportare l'ordine, dopo avere accettato un incarico collaterale all'FBI. Hot Springs è infatti il regno di nessuno, dove per l'appunto regna nessuno: cioè, colui che è fuori della legge, non identificabile secondo i parametri civili con cui l'America cerca di autoedificarsi. Una gang mafiosa, che copre lo spettro intero della commedia e della tragedia (il boss Owney Madden è un'autentica epifania del picaresco), domina sui territori di questa Las Vegas in re minore, figurando una nuova frontiera americana, postuma e interna, e replicando quindi i motivi del western che ha sancito l'epopea bianca nel Nuovo Mondo. Lo scontro tra caos e ordine, tra individuo e collettività, tra futuro e memoria ambigua sono i temi che virano all'epica questo splendido hardboiled, il cui protagonista è un Ulisse schiantato da ricordi e fantasmi, da cinismo e assenza di speranza, e che lavora tuttavia, mettendo appunto in gioco la propria e altrui pelle, per il futuro e la passione civile, per l'alterità che è se stesso, per mettere a tacere le voci drammatiche di una storia che sembra ripetersi con immenso fragore, annichilendo la traiettoria sulla quale un'intera nazione sembra essersi lanciata.
La scrittura di Hunter è precisa, apparentemente facile, trascinante. Non si riesce a comprendere come Clancy possa essere osannato dai compratori, senza che Hunter venga elevato dalla critica a difensor fidei della letteratura praticata attraverso lo stilema del genere nero. Giocarsi la pelle segna l'ingresso di Stephen Hunter nella schiera dei pionieri definitivi che hanno conquistato le feroci praterie del gusto letterario, attraversandole con i mezzi di fortuna di un genere che a tutt'oggi è ancora sottovalutato dai ciechi custodi dei templi narrativi in cui non palpita più la vita della deità letteraria.
Stephen Hunter - Giocarsi la pelle - Longanesi - 18.50 euro