I Miserabili
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Bass e Jefferson: 'La Vera Fabbrica dei Corpi'

di Alba Petrella
[da I.H. magazine]

Gran parte di ciò che si conosce sulla decomposizione del corpo umano deriva da un unico posto: La Fabbrica dei Corpi, un laboratorio che si estende su tre acri circa di terreno nei pressi del centro medico della University of Tennessee di Knoxville, dove la parola d'ordine è postmortem, il tempo che intercorre tra decesso, arrivo degli insetti, lavoro di questi ultimi. In questo luogo hanno "soggiornato" centinaia di corpi e con l'osservazione dei loro resti sono stati risolti numerosi delitti e misteri. Tutto grazie alla curiosità scientifica e alla tenacia di un uomo, l'antropologo William Bass. Bass attualmente ha 72 anni, non insegna più all'università, ma ogni tanto torna a visitare la "sua" Fabbrica, nata con il nome ufficiale di Anthropology Research Facility nel 1980 e diventata celebre nel 1994 grazie al romanzo di Patricia Cornwell, La Fabbrica dei Corpi, che aveva come protagonista la detective Kay Scarpetta. Per il libro, la Cornwell si era avvalsa dell'aiuto di Bill Bass e delle sue ricerche e lo aveva ringraziato chiamando il romanzo proprio come il laboratorio.

La storia di questa istituzione, che ha aiutato il suo fondatore ad apportare interessanti contributi nell'Antropologia Forense, è raccontata dallo stesso William Bass, coadiuvato dal giornalista Jon Jefferson, nei 20 appassionanti capitoli che compongono La Vera Fabbrica dei Corpi. Un libro che, come afferma lo stesso Bass, può indirizzarsi facilmente a diversi tipi di lettori: appassionati di gialli (ogni capitolo è dedicato a un grande caso forense), di discipline scientifico-forensi (fornisce preziose indicazioni sull'antropologia e l'anatomopatologia), di serie televisive attualmente molto apprezzate come "C.S.I.". Il libro descrive, infatti, la scena del crimine, anche se lo stesso Bass precisa che molti antropologi forensi non si sono mai recati sul campo, limitandosi a esaminare le ossa sul tavolo di un laboratorio, al microscopio. Non è stato certo il suo caso, però. Fin dall'inizio, Bill Bass si è letteralmente "immerso" nel terreno dei suoi studi.
Negli anni '50, lavorava come antropologo fisico nel Kansas, passando la maggior parte delle sue giornate nel fango, a stretto contatto con gli scheletri di nativi del Nord America, raccogliendo dati per tracciarne un accurato ritratto. Quel lavoro era nato accidentalmente. Stava prendendo il master in Antropologia all'Università del Kentucky (e anche la scelta dell'Antropologia era stata puramente casuale) quando un suo vecchio docente gli aveva proposto di lavorare all'analisi dei siti Arikara delle Grandi Pianure. Nelle pause tra gli scavi estivi, dove gli scheletri "raccontavano" la loro storia accrescendo le sue conoscenze di Osteologia, Bass insegnava alla University of Kansas di Lawrence.
Fu lì che giunsero i resti di una donna, raccolti in una scatola di cartone, che necessitavano di identificazione. Come antropologo, Bass poteva fornire riguardo allo scheletro alcuni dati di base (quelli che in Antropologia sono denominati i Quattro Fondamentali, appunto): nome, età, sesso e razza. Gli veniva richiesto, in particolare, di capire la causa della morte grazie ai segni che le ossa conservano, distinguendo tra lesioni ante mortem e post mortem, di origine tafonomica. Bass identificò la vittima, ma non fu in grado di determinarne le cause di morte e il caso restò irrisolto, tuttavia quello scheletro lo accompagnò per molti anni nelle lezioni e seminari, istruendo migliaia di studenti, detective, medici legali e antropologi forensi.
Questi furono solo gli inizi di Bass antropologo, ma la vera svolta arrivò alla fine degli anni '60, con la chiamata alla University of Tennessee, a Knoxville, e all'antropologia forense. Nel Kansas, infatti, l'attrito tra antropologi culturali e antropologi fisici (una tensione tra categorie che si vive fortemente anche in Italia per tutta la durata del corso di laurea in Antropologia) era diventato insostenibile e Bass fu in un certo senso costretto ad abbandonare la nave.
A Knoxville lo attendeva un destino accademico di gran lunga migliore, che prevedeva la direzione di un corso di Antropologia nazionale. Iniziò tutto lì, e grazie a un clamoroso errore dello stesso Bass fu posto il primo seme per la nascita della Fabbrica dei Corpi.
Alla fine del 1977 l'antropologo fu chiamato a identificare i resti di un cadavere. In un piccolo cimitero di famiglia a sud di Nashville, i proprietari avevano scoperto la profanazione di una delle tombe. Poco sotto la superficie della terra smossa, lo sceriffo locale aveva trovato la vittima di un omicidio recente, un cadavere privo di testa e in avanzato stato di decomposizione. Probabilmente, l'assassino aveva pensato di nascondere in tutta fretta il cadavere nell'ultimo posto dove sarebbe stato cercato: una tomba del 1864. Bass quantificò il tempo passato dal decesso tra i due e i sei mesi. Quando scoprì che in realtà il cadavere apparteneva al legittimo proprietario di quella tomba, il colonnello William Shy, morto nella Guerra di secessione e il cui corpo era stato trascinato fuori dalla bara di ferro fuso, era troppo tardi. La stampa aveva già pubblicato la sua datazione etichettandola come "un errore spettacolare" e la notizia fece il giro del mondo. Come aveva potuto sbagliare la valutazione di ben 113 anni? A questa domanda - e ad altre nate durante gli anni di docenza nel Kansas - Bass non sapeva rispondere. Forse l'errore era stato determinato dallo stato del corpo, imbalsamato, e dalla bara ben sigillata, che aveva ritardato l'azione dei batteri. O, più semplicemente, Bass e i colleghi antropologi, medici legali e patologi, non conoscevano abbastanza i processi postmortem.
A quei tempi la letteratura antropologica non diceva molto a riguardo e Bass capì che aveva bisogno di una struttura di ricerca dove osservare la decomposizione dei corpi, mappandone i tempi e documentando ogni possibile variabile. A tale scopo, gli fu messo a disposizione circa un acro di terreno inutilizzato, alle spalle del centro medico della University of Tennessee. Lì ricoverò il suo primo corpo, il primo cadavere donato al dipartimento di Antropologia, e fu così che nacque quella costruzione che ancora oggi è nascosta da un'alta palizzata di legno (ingrandita con l'aiuto della scrittrice Patricia Cornwell) e che William Bass definisce "la creazione scientifica di cui sono più orgoglioso": la Fabbrica dei Corpi.
Da allora, con la sua équipe ha studiato la decomposizione in tutte le condizioni possibili, aiutando la polizia a risolvere casi difficili e misteriosi - che ci racconta con lo stile avvincente di un grande romanziere - come quelli del serial killer soprannominato l'Uomo dello Zoo o il caso del brutale assassinio della famiglia Perry. Bass ci riferisce anche le implicazioni, e complicazioni, di un simile progetto, considerato da molti contestatori, all'epoca della nascita della Fabbrica, una ricerca "raccapricciante, irrispettosa, addirittura sconvolgente".
La Vera Fabbrica dei Corpi (Death's acre: inside the legendary forensic lab - the Body Farm - where dead do tell tales) è edito in Italia dall'Editrice Nord e presenta la prefazione di Patricia Cornwell, sedici tavole fuori testo, un'interessante appendice sulle ossa dello scheletro umano e un glossarietto di termini forensi e antropologici.
Bill Bass è autore di circa duecento pubblicazioni scientifiche, molte delle quali basate sui delitti da lui studiati. Il suo nome ricorre di frequente negli studi di Antropologia Fisica e Forense. Jon Jefferson è giornalista e ha girato due documentari, trasmessi sul National Geographic Channel, proprio sulla Fabbrica dei Corpi.

Bill Bass e Jon Jefferson - La Vera Fabbrica dei Corpi - Nord - € 16.50




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Martedì 15 Giugno 2004

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