di Alessandro Zaccuri
Allora, il cachet Fiat e il cacao Talmone, «Faccetta nera» e Josephine Baker, Victor Hugo e tutti i feuilleton immaginabili, la paura dell'atomica e Flash Gordon, estrema speranza dell'umanità. E poi i fumetti di Cino & Franco e anche, mi voglio rovinare, il primo «in-folio» delle opere di Shakespeare. In 440 pagine abbondanti, molte delle quali - ma questo ormai lo sanno tutti - sorprendentemente illustrate. Ma davvero è tutto qui La misteriosa fiamma della regina Loana, quinto e per molti versi inatteso romanzo di Umberto Eco (nella foto: pubblica, come al solito, Bompiani)? Davvero è soltanto una bizzarra operazione nostalgica, un mirabolante racconto autobiografico per interposta persona, la storia di una generazione (la stessa del semiologo alessandrino, classe 1932: troppo giovane per la Resistenza, ma non abbastanza per scampare alle infantili dimostrazioni di entusiasmo per il fascismo) ricomposta attraverso lacerti di letteratura alta, bassa e quando occorre bassissima? Nient'altro, sicuri?
Bodoni Giambattista detto Yambo, libraio antiquario in Milano, di anni sessanta o giù di lì, che nel 1991 (dopo la caduta del Muro di Berlino, ma prima dell'euro) entra in coma in seguito a un incidente e al risveglio non ricorda più nulla di sé, Bodoni Giambattista detto Yambo, ma in compenso sa tutto del grande tipografo suo omonimo, può citare Rimbaud nell'originale francese e snocciolare come se niente fosse il teorema di Pitagora. Poi un altro incidente, un altro coma e questa volta Yambo ricorda tutto, non soltanto quello che ha letto, ma anche quello che ha vissuto. Con l'eccezione di un unico, decisivo particolare : il volto della prima ragazza di cui si è innamorato. Sogna, delira, ha visioni che obbediscono al canovaccio dell'Apocalisse, salvo il fatto che nella fattispecie Flash Gordon e i suoi compagni d'avventura prendono il posto delle figure evocate da Giovanni a Patmos. Appare Mandrake, appare Giovanni Bosco, alla fine dovrebbe apparire anche lei, la ragazza perduta. Ma il sole si oscura, la nebbia - onnipresente nel romanzo - ha la meglio, per sempre. Eco ha esordito come narratore con Il nome della rosa, cercando di persuaderci che l'interpretazione è un esercizio gratuito ed eccitante, poiché non esiste alcuna verità ultima che attenda di essere disvelata. Nella Misteriosa fiamma della regina Loana siamo ancora allo stesso punto, raggiunto però da un altro versante, quello della riflessione sull'identità. Chi è io?, si domandano sempre più spesso gli scrittori nostri contemporanei. La risposta di Eco è semplice e inquietante al tempo stesso: io è uno che percepisce, conosce e rimemora. Io è un prodotto della cultura, destinato a dissolversi con la cultura stessa. Ecco perché la rivelazione, nel libro, viene dal buio, non dalla luce. Ed ecco perché le pagine conclusive hanno, appunto, l'andamento irriverente di un'Apocalisse scandita su uno spettacolo di Wanda Osiris. Divertente, si dice in giro. Siamo proprio sicuri?
[da L'Avvenire, 17.6.2026]