I Miserabili
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'Mistero americano': ipotesi sull'11 settembre
di Alessandro Barbero

Il Medioevo è notoriamente una delle periodizzazioni più arbitrarie dell'intera cronologia universale. Fra l'Italia longobarda del VII secolo e quella in cui visse Dante settecento anni dopo, la differenza è così grande che i medievisti devono imparare a padroneggiare tecniche interpretative radicalmente diverse. Forse è per questo che qualche volta sentono la tentazione di applicarle anche a problemi ben lontani dal millennio di loro competenza. I risultati possono essere sbalorditivi, come nel libro di Marina Montesano Mistero americano, che rappresenta, come osserva Giulietto Chiesa nella prefazione, «la più completa e precisa raccolta di dati e d'informazioni disponibili sulla tragedia dell'11 settembre 2001».
Più di altri storici, il medievista è costretto a distinguere tra le fonti che ci sono arrivate in originale e quelle che ci sono pervenute solo in copia. Naturalmente diffida anche delle prime, perché possono essere state scritte col preciso intento di mistificare il lettore; ma è attento soprattutto a smascherare i mille modi con cui una notizia viene alterata via via che passa da una mano all'altra, proprio come il testo d'un codice manoscritto incorpora via via nuovi errori per la distrazione o la malafede di ciascun copista. E' la pazienza di dipanare tutti questi fili e ripercorrerli a ritroso che ha permesso all'autrice, in mezzo al frastuono assordante dei comunicati governativi, degli articoli di giornale e dei siti Internet, di arrivare a stabilire con precisione chi ha detto certe cose per la prima volta, e quando esattamente le ha dette. Un lavoro che l'informazione odierna, appiattita sul presente, tende a trascurare, e che invece permette di inchiodare presidenti e generali alle loro contraddizioni, se non alle loro responsabilità.
Qualche volta, l'impossibilità di far combaciare i frammenti del puzzle rimanda semplicemente ai labirinti della memoria umana, una facoltà che com'è noto è assai più creativa di quel che piacerebbe agli storici (e ai giudici istruttori). Capita così che appena tre mesi dopo l'attentato il presidente Bush, rispondendo alla domanda d'un bambino, «ricordi» di aver appreso della tragedia in tempo reale e direttamente dalla tv, vedendo il volo 11 schiantarsi contro la Torre Nord: e di aver pensato «che pilota terribile, dev'essere stato un orribile incidente». Peccato che quelle immagini, come ha verificato la Montesano, siano andate in onda per la prima volta solo diverse ore dopo, quando il presidente doveva essere già stato informato da un pezzo.
Altre volte, l'autrice ci sbalordisce limitandosi a tirar fuori, dai testi delle conferenze stampa e dai siti Internet più ufficiali, quei fatti che tutti dovremmo conoscere e che invece di solito ci sono sfuggiti. Per esempio che già nel 1999, sotto l'amministrazione Clinton, un rapporto dell'Fbi previde il rischio di un attentato compiuto da Al Qaeda facendo schiantare degli aerei contro il Pentagono («l'amministrazione Bush negherà in seguito di conoscere il rapporto, che è tuttavia pubblico e disponibile su Internet »). Oppure, che i primi grandi appalti petroliferi di George W. Bush nel Golfo Persico vennero ottenuti in società con il fratello e il cognato di Osama bin Laden; e che all'indomani dell'11 settembre, quando nei cieli americani era stato imposto il divieto di volo, tutti i membri della famiglia bin Laden residenti negli Stati Uniti vennero evacuati su jet privati con il consenso del governo. Ma i capitoli più inquietanti sono quelli che ricostruiscono i movimenti degli attentatori.
Marina Montesano non pronuncia mai una parola d'accusa, si limita ad elencare i fatti accertati. Tocca al lettore, se vuole, chiedersi come mai diversi dei terroristi, già segnalati alla Cia e all'Fbi, abbiano potuto entrare e uscire liberamente per anni dagli Stati Uniti, aprire conti in banca e acquistare biglietti aerei online, comparire col proprio nome sull'elenco telefonico, senza incontrare mai il minimo intralcio. Parecchi mesi prima dell'11 settembre, Mohamed Atta venne addirittura fermato dalla polizia per guida senza patente, e poiché non si presentò in tribunale venne spiccato contro di lui un mandato di arresto, senza che questo gli abbia in alcun modo impedito di continuare i suoi spostamenti. Non meno curioso è il fatto che tutti questi giovanotti maschi, scapoli, disoccupati, originari del Terzo Mondo, in una parola i classici potenziali clandestini che i controlli dell'immigrazione torchiano senza pietà, siano entrati negli Stati Uniti senza alcuna difficoltà, con visti d'ingresso su cui, alla voce «destinazione», avevano talvolta scritto semplicemente «hotel», e alla voce «mezzi di supporto» si erano limitati a scarabocchiare «myself ». Davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta i parenti delle vittime dell'11 settembre, cui era stato consentito di esaminare questi moduli, non riuscivano a trattenere lo sgomento e l'incredulità. Marina Montesano, ancora una volta, non trae conclusioni, si limita a proporre un collegamento: quei visti erano per lo più rilasciati da uffici consolari in Arabia Saudita, e all'indomani degli attentati diversi funzionari denunciarono che quegli uffici erano gestiti «quasi interamente da personale della Cia».
Non c'è bisogno di essere ossessionati da teorie del complotto per intuire che la verità completa sull'11 settembre non la sappiamo adesso e probabilmente non la sapremo mai; esattamente come in molte altre vicende del genere, ingiustamente oscurate dalla tragedia più grande. Non era certo un paranoico l'agente dell'Fbi John O'Neill, che indagava sull'attentato compiuto contro una nave americana in un porto dello Yemen, e denunciò gli ostacoli che l'ambasciata degli Stati Uniti in quel Paese continuava a frapporre alla sua inchiesta, solo per ritrovarsi vittima di una montatura giudiziaria. Dopo aver dichiarato ai giornali che l'intreccio degli interessi petroliferi non avrebbe mai permesso di vincere la guerra contro il terrorismo, O'Neill lasciò l'Fbi nell' agosto 2001, «per assumere l'incarico fatale di capo della sicurezza del World Trade Center». Prese servizio il 10 settembre; il giorno dopo morì nel suo ufficio al 34° piano della Torre Nord. [da ttL]

Marina Montesano - Mistero americano. Ipotesi sull'11 settembre - Dedalo - € 15




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Domenica 27 Giugno 2004

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