di Eddy Carly
[dal Sito italiano per la filosofia]
Il problema del rapporto mente-corpo - sebbene da sempre attraversi la storia della filosofia - nasce quattrocento anni fa con Cartesio e con la sua famosa concezione del "cogito", del pensiero come entità separata dalla materia, la "res extensa". Cartesio riconduceva la questione a due domande essenziali: la mente e il corpo sono due entità separate? E se lo sono, come è possibile una loro interazione? Due domande alle quali, ancora oggi, filosofi e scienziati non sembrano aver dato risposte soddisfacenti. Il dualismo cartesiano e il tentativo di superarlo, hanno segnato il dibattito sul mentale degli ultimi quarant’anni: dal materialismo, al funzionalismo, all’intelligenza artificiale.
Molte teorie della mente che filosofi, neurobiologi, psicologi e informatici hanno elaborato, hanno tentato di superare la contrapposizione tra la mente e il corpo, descrivendo gli stati mentali - così astratti e incommensurabili - come stati cerebrali o organizzazioni funzionali, osservabili e riproducibili in modelli sofisticati, come i software dei computer.
Il libro del giovane filosofo e matematico americano David Chalmers, La mente cosciente, ha provocato un acceso e vivacissimo dibattito che anima tutt’oggi la discussione sulla mente e la coscienza, per l’originalità delle sue posizioni. Sebbene il volume si estenda per oltre 400 pagine, con considerazioni di natura teorica e tecnica alquanto sofisticate e dettagliate - come il capitolo sulla "sopravvenienza", concetto di cui Chalmers si serve per criticare il materialismo: la coscienza non può essere ridotta a puri stati cerebrali, né, tantomeno, venire eliminata, poiché essa è una poprietà irriducibile, essa "sopravviene sul fisico [...] ci sono altre caratteristiche nel mondo oltre alle proprietà fisiche" - i punti fondamentali sostenuti da Chalmers si possono ricondurre essenzialmente a due. Il primo è costituito dalla critica al materialismo e dalla tesi a favore del dualismo, che l’autore definisce un "dualismo naturalistico": per Chalmers i fatti relativi alla coscienza sono fatti ulteriori del nostro mondo, che vanno al di là dei fatti fisici. La coscienza, tuttavia, non è un qualcosa di trascendentale, ma è un fenomeno naturale, che è possbile spiegare in termini di leggi naturali fondamentali.
Il secondo punto riguarda una distinzione cruciale, introdotta da Chalmers e ormai divenuta un riferimento obbligato nel dibattito sulla coscienza. Si tratta dell’idea secondo cui esistono due problemi della coscienza, uno facile, easy problem, e l’altro difficile, hard problem. Il primo è il problema della costruzione di modelli neurobiologici o cognitivi di come il cervello e l’organizzazione psicologica umana producano ed elaborino il pensiero cosciente. Si tratta di un problmema certamente arduo sul piano empirico, ma che di per sé non sembra implicare insormontabili difficoltà filosofiche. Il problema difficile, l’hard problem, è invece quello di spiegare il rapporto tra i processi neurobiologici e cognitivi e l’esperienza soggettiva. Sulla base di questa difficile questione si ripropongono poi gli interrogativi che rendono così intricato e affascinate l’attuale dibattito sulla mente: sono possibili macchine coscienti? E’ possibile una descrizione totalmente oggettiva e impersonale dell’esperienza vissuta? Che ruolo hanno le nostre deliberazioni coscienti nel determinare le nostre azioni?
La distinzione di Chalmers ha provocato reazioni e discussioni che hanno coinvolto anche alcuni tra i maggiori studiosi della coscienza e del cervello, filosofi come Daniel Dennett e John Searle e neuroscienziati come i premi Nobel Crick e Edelman. A fianco di chi ritiene che la soluzione dell’hard problem cada al di fuori delle possibilità della scienza, c’è chi, adottando una strategia eliminativistica, si affanna a negare l’esistenza stessa di un hard problem (come Dennett) e ritiene che postulare una nozione irriducibile di coscienza equivalga a postulare l’esistenza di un omuncolo che nella nostra testa pensa i nostri pensieri. E chi, come Searle, pur riconoscendo a Chalmers il merito di descrivere il problema della coscienza come un hard problem, ne critica tuttavia la posizione dualista, che lo mantiene intrappolato in "obsolete categorie cartesiane" e gli impedisce di considerare veramente la coscienza un processo biologico naturale.
Quello di Chalmers è un libro affascinate e controverso, che ha il coraggio di esprimere una posizione controcorrente, e che insieme offre una ricca esposizione critica degli attuali studi sulla mente e la coscienza.
David Chalmers - La mente cosciente - McGraw Hill - 28.50 euro