di Matteo Bordone
Tutti sanno chi è Jack Karouac. Magari non per tutta la vita ma c’è un’età in cui tutti sono appassionati al BEAT. Il movimento BEAT è qualcosa che nei presupposti non si può non adorare. Gente che decide di smetterla di vivacchiare di memorie, prende in mano la società americana del dopo guerra e la scrolla come fanno le zie di giù quando vedono i nipoti a natale. L’impressione, a giudicare dalla mitologia beat che circonda tutti i personaggi, è che nemmeno correggessero quello che facevano, che la letteratura fosse un’emanazione della loro vita, un prodotto immediato, come se sudassero i fogli già scritti da sotto le ascelle. Kerouac è morto nell’ottobre del 1969. Lo so che sembra una considerazione un po’ enfatica, ma anche questa è una data che non sembra casuale.
Per Kerouac morire prima di vedere la fine del sogno, gli anni settanta e tutto quello che è venuto dopo, deve essere stato in qualche modo rassicurante. Più di trent’anni dopo quella data è saltato fuori un suo romanzo giovanile. Dovrebbe essere la primissima cosa che lui abbia mai scritto ed è stato trovato recentemente, o per lo meno recentemente tirato fuori dalla vedova. Si intitola Orfeo emerso, che dimostra come anche l’uomo che scriveva sui rotoli di carta per non perdere l’immediatezza cambiando pagina, abbia cominciato in qualche modo. La vita universitaria alla Columbia University nell’anno della fine della II Guerra Mondiale, riferimenti colti ai classici che più tardi sarebbero scomparsi, prove generali, insomma, di vera ribellione. Per adesso abbiamo solo studenti innamorati della loro condizione di potenziali poeti.
[da dISPENSER]
JACK KEROUAC - ORFEO EMERSO - MONDADORI - € 14