I Miserabili
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Suzuki: 'Spiral'

di Amalia Di Mangano
[da I.H. Magazine]

ks.bmpSin dai tempi dell’università il medico legale e docente della facoltà di medicina dell’ateneo K, Mitsuo Ando, aveva sempre pensato che Ryuji Takayama fosse un genio come pochi altri. I sentimenti nei confronti dell’amico, però, non si erano mai esauriti alla mera ammirazione per le sue straordinarie capacità logico-deduttive ma si erano paradossalmente estesi sino ad inglobare una vasta gamma di sensazioni diverse che spaziavano fino al disagio e al timore per la sua sinistra capacità di "leggergli la mente", cosa di cui spesso lo aveva sospettato. E di occasioni per appurarlo ne aveva avute tante vista la comune passione per i crittogrammi, giochi di logica che li aveva visti spesso antagonisti e che Ryuji aveva sempre mostrato di padroneggiare con una abilità che aveva davvero del sovrannaturale.

Sì, il professor Takayama aveva un intelletto fuori dalla norma e avrebbe fatto una splendida carriera, l’amico ne era certo. Sarebbe arrivato lontano con il cervello brillante che si ritrovava….o almeno era questo ciò che il medico aveva pensato fino a quella mattina, quando si era ritrovato tra le mani proprio quel cervello che aveva tanto temuto ed ammirato, estratto dal corpo dell’ amico/rivale che giaceva ormai cadavere sul suo tavolo settorio.
Di primo acchito tutto ciò era sembrato ad Ando un controsenso, un errore della Natura: Ryuji era un uomo troppo vitale per essere ora lì su quel freddo ripiano, il suo cervello era una cosa troppo rara per essere destinata a bruciare così presto in una camera ardente. Le cause della morte, poi, erano quanto di più singolare avesse mai avuto modo di sperimentare, anche più assurde della presenza di Ryuji Takayama in quella camera autoptica. Un infarto del miocardio provocato da un virus simile al vaiolo, il cui ultimo caso si era avuto in Giappone più di vent’ anni prima e che era ormai universalmente ritenuto un agente patogeno debellato. C’era dunque di che allarmarsi? E poi, si trattava davvero dello stesso virus, data la singolare struttura chimica che esso presentava? Bisognava andare a fondo, su questo non c’era dubbio: pensarlo ed organizzarsi di conseguenza diventano subito un tutt’uno nella mente del medico. Ma da dove partire? L’unica testimone degli ultimi istanti di vita del professor Takayama sembra essere la sua pupilla Mai Takano: tuttavia ella non è stata realmente e fisicamente presente al momento del decesso ma si è limitata ad assistere, impotente, agli estremi rantoli dell’uomo al di là di un apparecchio telefonico…
L’ultima possibilità, dunque, è risalire agli eventi occorsi precedentemente nella vita del suo vecchio amico e tentare di trovare un percorso logico partendo dagli elementi ricavati. Cosa tutt’altro che facile, come scoprirà ben presto lo stesso Ando. Coadiuvato dal brillante collega/amico Miyashita, infatti, egli si vedrà sprofondare sempre più in una rete di eventi macabri ed inspiegabili, una fitta trama di orrori che non farà altro che aggiungere nuovi fardelli sulle sue spalle, già gravate dal peso di un distruttivo senso di colpa legato alla morte del figlioletto e alla separazione dalla moglie, e che lo renderanno protagonista di un epilogo mostruoso ed eticamente raccapricciante.

Con Spiral (tit.or.: Rasen) l’eccentrico Suzuki Kôji sviluppa ulteriormente i temi trattati nel suo precedente Ring (Ringu), fenomeno ormai di portata mondiale che ha lasciato da tempo le sponde del natio arcipelago giapponese, e lo fa avvalendosi di un impianto narrativo che lascia ampio spazio all’elemento scientifico.
La nota apocalittica già presente anche in Ring, inoltre, mostra di trovare in Spiral la sua naturale collocazione e, a differenza di quanto ci si possa aspettare, essa non viene affatto mitigata od esorcizzata nemmeno nelle ultime battute.
Il pessimismo più assoluto fa da cornice alle vicende degli sfortunati protagonisti ideati dall’autore, i quali sono vittime che non possono fare appello a niente e nessuno per cercare scampo ed evitare la catastrofe imminente. Per di più, il tema dell’essere umano come creatura "finita", dotata di limiti, è portato qui agli estremi, generando un senso di impotenza che trascende la parola scritta per riaffiorare, come un’atavica angoscia, nella mente del lettore.
Kôji, da parte sua, si mostra sin dall’inizio un ottimo conoscitore dei tempi e delle pause narrative, distinguendosi soprattutto per l’abilità con cui gestisce i momenti di tensione che, in particolare nella fase iniziale e centrale del libro, sono tali da provocare una partecipazione che rasenta l’immedesimazione.
Questo, tuttavia, è anche la causa principale del calo che si avverte verso la fine, dovuto ad una tale compenetrazione tra eventi, deduzioni dei protagonisti e conclusioni del lettore da portare inevitabilmente quest’ultimo ad indovinare l’epilogo degli eventi anche prima che essi siano sviluppati dall’autore stesso.
La fine della vicenda, apocalittica ed apparentemente irreversibile, sembra inoltre avere le qualità per un’ulteriore chiave di lettura: un atto polemico nei confronti del potere fuorviante dei mass media e della loro capacità di livellare le menti degli uomini, minandone le caratteristiche che ne costituiscono la diversità, di fatto equiparandoli al mortale virus nato dalla fantasia dell’autore che, attraverso di essi, mira a diffondersi ed appiattire la struttura genetica dell’intera razza umana.

L’opera, insomma, si presenta strutturata e ben scritta, merito di una traduzione che di sicuro ha portato a scelte sofferte per una buona resa in italiano, e l’Editrice Nord avvolge il tutto in un’edizione elegante che rende il libro ancora più apprezzabile.

Koji Suzuki - Spiral - Editrice Nord - € 16.00




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 12 Luglio 2004

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