|
Appunti sparsi su Qualcuno ha mentito di Marco Mancassola
di NIFE
[da Z.T.L. Zona Traffico Limitato]
Mi avvicino con una forte aspettativa
alle pagine di 'Qualcuno ha mentito', memore della lettura del primo romanzo di
Mancassola, 'Il mondo senza di me', che ho divorato qualche tempo fa e mi immergo
subito tra le pagine, come in apnea.
Un'apnea che già dopo pochi passi si fa acida, sospesa tra notti londinesi di
case occupate, di birra e droghe e baci sbagliati.
La collocazione è accattivante al punto giusto, quasi trendy. Siamo a
metà degli anni '90, più o meno.
In questo scenario si succedono a/ritmici un fiume di sensazioni e sentimenti,
esteriorizzazioni di stati d'animo, interrotti da dialoghi che non riescono a
dialogare, frammenti di azioni, immagini di strade e persone stanche che si muovono in
un cosmo, macro e micro, che pare drammaticamente privo di alcun significato.
Mentre scorro le pagine, non trovo quasi traccia di ciò che mi aveva fatto
innamorare dalla narrazione di Mancassola nel suo primo libro: l'attenzione e la
capacità di cogliere e descrivere le piccole cose, i gesti minimi del
quotidiano, quelli a cui magari non siamo soliti dare importanza, sempre in cerca di
quel qualcosa di grande/grandioso che non arriva mai, dimentichi del fatto che quei
piccoli atti quotidiani forse sono davvero più fondanti per noi, ci
rappresentano di più.
Ecco, quest'attenzione è ora vaga, indefinita, persa in mezzo a questo scazzo
cosmico postadolescenziale: giovani che non trovano spazio e probabilmente non
saprebbero cosa farsene, né dove andare, una volta trovato uno spazio, che sia
anche tempo e modo per vivere.
C'è una linea di nostalgia, si sente la tensione a quel qualcosa che c'era e
adesso non c'è più e come si fa? O si torna a casa, o ci si costruisce un
mondo chiuso, di ketamina e vita notturna, techno a palla, ci si muove come monadi
fatte di nulla sospese in un mare di altro nulla, appena più denso, più
trafficato.
A scuotere l'apatia dei personaggi e della storia l'ossessione di una casa nuova da
occupare, che rimane un limite sospeso tra scusa e incapacità di agire: simbolo
di una svolta, di un passaggio a qualcosa di nuovo che per certi versi avviene,
complice un cadavere che si muove e un finale che tira al tragico, ma che in
realtà non sembra portare da nessuna parte.
Una narrazione che è più osservazione, stati d'animo più che
accadimenti, l'inizio e la fine paiono collocati prima delle pagine del libro e oltre,
al di là di esse: tutto rimane come sospeso, opaco e immerso nella nebbia scura
ed elettrica di Londra.
La puntata di Fahrenheit su 'Qualcuno ha mentito'
Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 13 Settembre 2004
|