
Dal Corriere della Sera, Alessandro Beretta:
Trovare le coordinate delle nuove solitudini, fino a un possibile incontro. E’ questa l’indagine che muove i personaggi di Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro?, ultima raccolta di racconti di Christian Raimo, romano, classe 1975. Se il racconto ha poco spazio in Italia, per ora Raimo, fin dall’esordio in Latte, ne ha fatto la sua forza, muovendosi tra Roma e un orizzonte storico, vissuto o ricordato dai personaggi, che va dalla metà degli anni Settanta ad oggi. È in questa atmosfera che si svolgono la maggior parte dei dieci racconti della raccolta, testimoni dei lavori in corso sull’animo di una generazione.
Se le quattro vicende brevi hanno poca presa, a parte Vacanze romane, cronaca della vita di Gabriel che, non trovando una via, sceglie un monastero di clausura, le prove più lunghe risultano felici. Alcune, come "La vita che verrà" e "Cassius Clay", segnate dall’intreccio, altre, e sono le più affascinanti, dalla presenza di un io narrante mosso da continue domande. Un domandare che giustifica l’eco biblica, ribadita anche nel nome di alcune storie, del titolo del libro: un riferimento alla lunga interrogazione di Dio rivolto a Giobbe (Gb 38; 39). E’ il caso del nonno protagonista di "Tutte queste domande": immobilizzato a letto, in uno stato di dormiveglia, mentre il nipote che lo assiste vive attraverso i giornali e la televisione i giorni del G8 di Genova. Domande che muovono anche il viaggio in macchina dei protagonisti di "Magari no" e il ricordare, attraverso telefonate e fotografie inventate, dell’io-narrante di "Nel segno di Giona". Lunga suite finale, forse troppo carica di giochi grafici come sospensioni, cancellature, immagini, che ha comunque la freschezza dell’esperimento riuscito. Sono storie, accompagnate da una scrittura screziata da vocaboli difficili, che spesso hanno per protagonista la coppia. Ora mancata, ora rotta dall’arrivo di un bambino, ora nata da un incontro casuale, come in "Coma morfico", dove un ragazzo e una ragazza che non si conoscono, dopo essersi addormentati l’uno vicino all’altra in autobus, vagano insieme di capolinea in capolinea per tutta la notte. Fino all’alba, lo scenario, presente in alcuni racconti, in cui meglio si giocano i destini dei personaggi. Sopravvissuti alle loro stesse storie, costretti a ricominciare da una frase: “Niente. Cambierà. Mai. Questa terra altro non sarà che una serie di fondali in successione come nei cartoni”.