|
Natasha Radojcic: Domicilio sconosciuto
di Luigi Forte
[da ttL]
C’è qualcosa di magnetico,
di elettrizzante
nella
scrittura scarna
e livida della serba Natasha Radojcic, nata a Belgrado nel
1966 e che ora vive negli Stati
Uniti e scrive in inglese. Qualcosa
che attrae e inquieta. Quando
l'anno scorso uscì da Adelphi
il suo primo romanzo Ritorno a
casa, che vinse il Superpremio
Grinzane Cavour, il coro fu
unanime: era nata una nuova
scrittrice. Che il suo libro avesse
forse un po' troppo il taglio di
una sceneggiatura cinematografica
non disturbava affatto.
Contribuiva, se mai, a creare
quel ritmo incalzante, senza
sbavature, che lo rende compatto
e teso verso l'epilogo drammatico.
La storia del musulmano
Halid, che torna al proprio
villaggio dalle trincee di Sarajevo,
ha qualcosa di fatale.
Lui si porta dietro la fama di
eroe, ma tale non è. E' piuttosto
uno sbandato come tanti
altri, sullo sfondo d'una Bosnia
martoriata da una guerra
senza fine, che cerca inutilmente
di ridare un senso alla
propria esistenza e perisce
sotto i colpi dei compaesani.
Non s'intravedono né futuro
né speranza nelle pagine della
Radojcic, ma solo vite smarrite
e segnate dal dolore. Lo
sguardo su quel piccolo villaggio
lasciava intuire il dramma
di un'intera nazione alle prese
con i suoi conflitti etnici e la
sua desolazione. Colpiva soprattutto
il modo com'esso si
posava su cose e persone: con
plumbea inesorabilità, fredda
violenza.
In Domicilio sconosciuto, il
nuovo romanzo autobiografico
che Adelphi pubblica in
anteprima (in America uscirà
solo nel 2005) nella traduzione
di Elena Dal Pra, la Radojcic
osserva se stessa con
occhi altrettanto impietosi e
una scrittura forgiata dal duro
apprendistato esistenziale.
Forse la protagonista, Sasa o
Alexandra come qualcuno la
chiama, vive una realtà dilatata
dalla fantasia, che non
sempre combacia col passato
dell' autrice. Ma comune ad
ambedue è il sottofondo del
romanzo: la lenta, inarrestabile
discesa verso l'inferno della
vita.
In questo spietato ritratto
d'artista come adolescente, Sasa
fa esattamente il contrario
di ciò che faceva Halid in
Ritorno a casa: fugge, da scuola,
dal padre divorziato e sciupafemmine,
da una patria già
preda dell'odio, dagli affetti e
dalla normalità. Fugge anche
dalla bella madre, che un tempo
a Cuba ballava con Fidel
Castro e che si spegne piegata
dal cancro. Fugge per uno
smisurato bisogno d'amore,
sotto il peso di ricordi che la
torturano, mentre la distanza
fra lei e gli altri diventa un
abisso in cui precipitano i suoi
sedici anni, fra avventure e
amicizie pericolose, sesso e
droga. Saltimbecca da un paese
all'altro: dalla Bosnia alla
Cuba di Fidel, dove, ai tempi di
Tito, suo zio è ambasciatore, e
poi ancora in Grecia, trascinata
dal padre nella speranza di
farle cambiar vita. E infine a
New York, in luride stanze,
fra tossici e sexy shop, dove
trova lavoro per qualche tempo.
E si lascia alle spalle una
scia di piccole e grandi figure,
di minuti ritratti, di ingenui e
malsani incontri, di sogni e
dannate illusioni. Quasi un
mondo picaresco, se dietro
non ci fosse sempre di più, col
passar del tempo, quella sorta
di coazione a ripetere, la violenza
su se stessi, che obnubila
ogni realtà.
Eppure, nel guardarsi allo
specchio, la bella Sasa, dalla
bocca «tutta d'oro e piena di
promesse false», evoca atmosfere
in cui il dato autobiografico
si disperde nell'oggettivarsi
della narrazione, in un
ritmo da comédie humaine
che lascia spazio alla commozione
e all'ironia, al disincanto
e al brulichio di ricordi, qua
e là incrostato di kitsch e
stereotipi.
Natasha Radojcic ha avvolto
la propria vita in crude
pagine di letteratura, con ambigua,
quasi surreale franchezza
e un masochistico bisogno
di palesarsi. La sua «stagione
all' inferno» diventa il paradigma
di un destino ben più
ampio, la traiettoria di chi,
scoprendosi, disvela l'umana e
sociale inadeguatezza a un
vero gesto d'amore. Il romanzo
autobiografico diventa un
affascinante e terribile libro
su dolore e solitudine, da cui
Sasa fugge, fino alla fine. Un
modo per scuotersi, per sillabare
diversamente il futuro: con
la cadenza delle parole, il
gesto liberatore della scrittura,
per lasciare l'inferno fra i
cascami dei ricordi.
Natasha Radojcic-Kane - Domicilio sconosciuto - Adelphi - € 14,00
Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 4 Ottobre 2004
|