I Miserabili
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Bolaño: I detective selvaggi

BOLANO.jpg[Nel luglio 2003 moriva Roberto Bolaño, uno dei massimi autori sudamericani, sebbene giovane e non ancora iscritto nel mito della leggibilità da supermercato. In una settimana ne ho parlato, e tanto, in due occasioni: in una serata sconcertantemente alcolica, con Mozzi, Colombati e Domanin; e in un'intensa telefonata, con Mattia Carratello, ora approdato a Einaudi Stile Libero. Mi sono reso conto di quanto Bolaño sia importante per tutti noi e, per questo motivo, pubblico un articolo da 'La Stampa' del 20 maggio '03, che presentava l'uscita del capolavoro dell'autore cileno]

Borges triste o Petronio allegro?
ROBERTO BOLANO, AUTORE DI CULTO, HA PRESENTATO «DETECTIVE SELVAGGI»: UNA STORIA PARADOSSALE DI POETI AVVENTURIERI
di Mario Baudino
Roberto Bolaño è riuscito a costruire un libro di 800 pagine, che ha venduto moltissimo nel mondo ispanofono ed è stato tradotto un po’ dovunque, parlando per lo più di poesia, di poeti esistiti o viventi e di poeti immaginari, di movimenti consegnati alla storia della letteratura e di altri che si è inventato, senza dimenticare esilaranti critici che avrebbero costruito complicate teorie letterarie basate sulla distinzione tra «poeti finocchioni» e «poeti finocchie». Sembra un paradosso, e lo è.

bolanofoto6.jpgLo scrittore, nato in Cile cinquant'anni fa e da tempo in Spagna, è infatti paradossale, ironico e talvolta sentimentale, paragonato spesso a Jorge Luis Borges per il gusto vertiginoso nel combinare mondi empirici e fantastici.
Va da sé che è un fenomeno a parte, in cui convivono le tradizioni sudamericane del fantastico e della grande avventura. In Italia è ancora un autore di culto, quindi con lettori magari non numerosissimi ma molto, molto fedeli. Ieri era al Lingotto con Silvia Ronchey, Giuseppe Scaraffia e l’ispanista Angelo Morino per parlare appunto dei Detective selvaggi, uscito nel ‘98 e ora tradotto da Sellerio: due giovanotti, poeti e avventurieri trafficoni con vene delinquenziali, cercano le tracce di una poetessa scomparsa molti anni prima, mitica fondatrice d’un movimento d’avanguardia dal parodistico nome di «realvisceralismo».
Bolaño non ama particolarmente l’avanguardia, e per tutto il libro, tra avventure d’ogni tipo, sembra divertirsi moltissimo. Silvia Ronchey prende in esame i personaggi e ne deduce che esiste un modello antico perfettamente parallelo: il Satyricon di Petronio. Ci sono anche citazioni latine, frasi fatte, proverbi, massime, insomma manca solo Trimalcione, ma per il resto l’identificazione è (quasi) perfetta. Forse Bolaño non è, come si sostiene, un Borges triste, ma un Petronio allegro? Lo scrittore accetta volentieri la definizione, anzi rivela un episodio biografico lontano. «Quando avevo vent’anni, conobbi una ninfetta di 12 che fumava tutto il giorno marijuana, mi provocava in continuazione e leggeva proprio il Satyricon», racconta. «Alla fine intraprendemmo una relazione platonica e anch’io cominciai a sfogliare il romanzo latino».
Vero, falso? Autobiografia o invenzione letteraria? Giuseppe Scaraffia prova a stuzzicarlo. Bolaño, dice, ha una vita troppo normale. È cileno, ma non vanta guerriglie o resistenze, torture o carcere, salvo un arresto di 8 giorni. In Spagna si guadagnava da vivere non con il suo negozio di souvenir, ma vincendo premi letterari di provincia. «Qui in Italia, dove i romanzieri non ci sono proprio ma i personaggi non mancano, dobbiamo regalargli almeno una nuova biografia. Facciamone un agente segreto, e sia finita». Lui però si ribella: non vuole diventare personaggio. «Ci hanno già provato in Germania a prolungare prima fino a sei mesi, e poi addirittura a due anni il mio passato in carcere. Evidentemente i libri non vendevano abbastanza». Resterà Bolaño, e basta. Ovvero, come accade agli scrittori veri e importanti, un seduttore inafferrabile.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Mercoledì 13 Ottobre 2004

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