I Miserabili
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J.C. Oates: Un giorno ti porterò laggiù e Stupro
oatesbino.jpgdi Claudio Gorlier
[da ttL]

oatesott2004.jpg«L’America era atomi nel vuoto; atomi in continuo movimento che si toccano, rimbalzano e di rimbalzo saltano nello spazio». Così parla «Anellia», nome fittizio e chiaramente simbolico della protagonista di uno dei due nuovi romanzi di Joyce Carol Oates, quello di più ampio respiro. Sempre vanamente all’inseguimento del Nobel, la Oates incarna una generazione (è nata nel 1938) tenacemente fedele a una stagione letteraria oggi scompaginata dai vari Franzen, Chabon, Lethem. Un giorno ti porterò laggiù vigorosamente riprende i punti fermi di una tematica indubbiamente centrale. Ecco: l’America come un turbinare di atomi, geograficamente, storicamente, che Anellia drammaticamente, angosciosamente vive, altro aspetto chiave della narrativa della Oates. Il suo è un itinerario mentale, una ricerca di identità che, non a caso, si protende verso un atomo decisivo, il West.
Alla giovane studentessa universitaria muore prematuramente la madre, e qui prende inizio la sua ossessione pressoché quotidiana, una forma di lancinante alienazione. Padre e fratelli le hanno trasmesso un doloroso senso di colpa, e il primo anello del suo dramma si colloca alla Syracuse, un’università di prestigio. La Oates, che all’università sta di casa, porta in scena una scaglia di ambiente caratteristicamente americano che il lettore non americano dovrà scoprire, o decifrare. Si tratta delle confraternite studentesche, le fraternities e sororities - ne ha offerto e ne offre esemplari il cinema hollywoodiano - in linea di principio vivaci e stimolanti, spesso, come in questo caso, iniziatiche e complici, con le loro iniziali in greco classico. La Kappa Gamma Pi punisce la sua intelligenza e il suo fisico quasi mortificato, la sua incapacità di barare.
Siamo all’inizio degli Anni Sessanta, un periodo nel quale un rapporto amoroso interrazziale rientra nei tabù più riconosciuti, e dunque la relazione di «Anellia» con Vernor, un brillante studente di filosofia che allora veniva definito black, nero, non può che spingere la sua alienazione agli estremi. Il riscatto, nel segno di un paradosso inatteso, si concretizzerà in un viaggio nel Midwest - un nuovo, decisivo atomo americano - per assistere il padre che, cinquantaseienne, sta morendo lentamente di cancro. E’ la scoperta, il dono estremo recato a un moribondo un tempo vigoroso anche nei suoi duri pregiudizi.
Non deve stupire se la Oates sottotitola l’altro suo recente, più breve romanzo, Stupro, «una storia d’amore». Anche qui realtà persino feroce e simbolo si intrecciano, nel quadro di una visione impietosa della società americana. E’ il 1996, e una ragazzina terrorizzata assiste, sfuggendo quasi miracolosamente, allo stupro e alla morte della madre. Ottenere giustizia sembra un’illusione, tessuta di inganni. Ma un poliziotto diventerà, nella sua tenacia anche spietata, lo strumento del destino, e insieme un idolo per la ragazzina, che lo amerà e grazie a lui, superata l’adolescenza, diverrà donna, si sposerà e racconterà la vicenda come una favola insieme truce e incantata. John Dromoor, l’agente amato anche in memoria della madre e al quale Bethel, la ragazza, non ha mai confessato la sua passione, conserverà il suo ruolo di icona, tra sogno e la quotidiana realtà del matrimonio.
La Oates riconferma la sua personalità quasi emblematica nel quadro della letteratura americana: la scrittrice, come ha bene sottolineato la critica, che con singolare pregnanza, con lucida asciuttezza, si è impegnata nel raccontare la crisi, forse il crollo, della mitica innocenza americana. Nei primi romanzi aveva fatto la sua comparsa anche qui tra realtà, allegoria, simbolo, la Eden County, la contea del paradiso perduto, dove si consumava angosciosamente quella perdita. E l’ultimo romanzo appena uscito negli Stati Uniti, The falls, le cascate del Niagara, simboleggia proprio la catastrofe dell’Eden. Non a caso già un suo libro del ’71 si intitolava Wonderland, paese delle meraviglie, proprio come quello di Alice. La perdita di innocenza si riverbera, nei due romanzi ora tradotti, nella disintegrazione dell’io. Ma la Oates non indulge a una sconfitta totale, nichilistica. I suoi personaggi, le sue situazioni, si protendono verso una possibile, anche se fatalmente ambigua, salvezza. Sono, senza eccezione, donne.

Joyce Carol Oates - Un giorno ti porterò laggiù - trad. di A. Biavasco e V. Guani - Mondadori - € 17.50 Joyce Carol Oates - Stupro - trad. di R. Serù - Bompiani - € 15


Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 18 Ottobre 2004

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