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Sta per arrivare The Best of McSweeney's!
 E indovinate chi la pubblica? Ovviamente Minimum Fax (The Best of McSweeney's, 350 pagine, 14 euro, a cura di Dave Eggers). Colmi della solita gratitudine nei confronti della banda dei Minimi, riprendiamo dal loro sito parte di un'anticipazione golosissima: le prime due pagine del pezzo geniale L'ennesimo esempio della porosità di certi confini, il racconto di David Foster Wallace incluso in questa imperdibile antologia. Per stare alle parole dei Minimi, "McSweeney’s è un oggetto di culto che ha segnato la nascita di una nuova estetica. In questa antologia dei suoi primi due anni di vita, testi di David Foster Wallace, Rick Moody, Jonathan Lethem, Zadie Smith, William Vollmann si accompagnano a corrispondenze epistolari con l’Unabomber e reportage sul secessionismo hawaiano...".
Appena esce, prometto un'intervista a Marco Cassini che, se non me la rilascia, mi costringerà ad andare a prenderlo sotto casa a Roma...
L’ENNESIMO ESEMPIO DELLA POROSITÀ DI CERTI CONFINI (VIII) di David Foster Wallace
Poi proprio mentre mi stavano rimettendo in libertà verso la fine
del 1996 Mamma vinse una piccola causa per danni dovuti a vizio
di fabbricazione di un prodotto e usò i soldi per farsi subito
un’operazione di chirurgia estetica alle zampe di gallina che aveva
intorno agli occhi. Sennonché, il chirurgo estetico fece un pasticcio
e le combinò qualcosa alla muscolatura della faccia che le diede
un’espressione perennemente spaventata. Senza dubbio avete presente
l’espressione che compare sulla faccia di qualcuno una frazione
di secondo prima che si metta a urlare. Mamma adesso era
così. Abbiamo scoperto che in questo tipo di intervento basta solo
una minuscola deviazione del bisturi in un senso o nell’altro ed ecco
che ti ritrovi ad assomigliare a quella della scena della doccia di
Hitchcock. E così Mamma andò a farsi un altro intervento per rimediare
al 1°. Ma anche il 2º chirurgo fece un pasticcio e l’espressione
di terrore peggiorò ulteriormente. Specie intorno alla bocca.
Mamma chiese il mio parere sincero e io sentii che il nostro rapporto
mi imponeva di darglielo senza mezzi termini. Certo le sue
zampe di gallina erano acqua passata ma adesso il suo viso era una
maschera cronica di folle terrore. Adesso assomigliava più che altro
a Elsa Lanchester quando nel classico del 1935 La moglie di
Frankenstein Elsa Lanchester posa lo sguardo per la 1ª volta sul
suo futuro “compagno”. Ora dopo il 2° intervento pasticciato neppure gli occhiali da sole erano più di grande aiuto perché c’era ancora
il problema della bocca spalancata e della tensione della mandibola
e dei tendini del collo in bella mostra e via dicendo. Aquel
punto Mamma si ritrovava imbarcata nell’ennesima causa per danni
e quando regolarmente prendeva l’autobus per andare dall’avvocato
che si era scelta io la accompagnavo. Viaggiavamo seduti
nella parte anteriore dell’autobus su una di quelle due lunghe panche
che sono rivolte verso il centro del veicolo invece che nella direzione
di marcia. Avevamo imparato “a nostre spese” a non sederci
in fondo nelle file di sedili più normali rivolte in avanti a causa
della visibile reazione che mostravano alcuni passeggeri dell’autobus
quando saliti a bordo compivano il gesto apparentemente
istintivo di avanzare nel corridoio alla ricerca di un posto osservando
velocemente il mare di facce che si trovavano di fronte nelle
strette file di sedili e tutt’a un tratto vedevano la faccia di Mamma
tesa in un urlo silenzioso che sembrava fissarli in preda a un
atroce terrore. Ci furono tre o quattro episodi e interazioni imbarazzanti
prima che mi concentrassi sul problema e trovassi una collocazione
migliore per quanto riguardava i sedili. Non c’è nulla
nelle fonti che spieghi a sufficienza come mai la gente compie
quell’osservazione delle facce appena sale a bordo anche se secondo
il mio parere empirico sembra trattarsi di un riflesso di difesa
comune a tutta la specie. E io non sono certo un buon esemplare a
cui sedere accanto se mia madre volesse passare inosservata perché
la mia faccia in genere sovrasta tutte le altre nella folla. Fisicamente
sono un esemplare di grandi dimensioni e ho un colorito distintivo,
e guardandomi non immaginereste mai che io abbia una
predisposizione allo studio. Ci sono inoltre gli occhialoni che indosso
e i guanti appositamente costruiti per il lavoro sul campo,
non è certo impossibile rinvenire esemplari su un mezzo pubblico
anche se finora le ricognizioni non hanno dato frutto. [...]
[La versione integrale, in pdf, è leggibile qui]
Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 12 Novembre 2004
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