I Miserabili
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Giusti: Moana

di Luca Orsenigo
[da Corriere.it]

«Svanito come un fiocco di neve, il corpo bianco di Moana ripercorre da fantasma i nostri anni Ottanta. Piccola Marilyn martirizzata ed esaltata dal porno, inutilmente santificata dai media, icona femminile di desideri creativi e di desideri puri, bassi e chiari, impone nel cinema il suo corpo macchina-sessuale e in tv la sua testa magnificamente pensante. Più di tante star grandi e piccole del nostro schermo, Moana progetta razionalmente il suo mito e chiude drammaticamente la sua glorificazione, lasciandoci il suo grande corpo bianco, incontaminato e perfetto. Nella sua breve vita, Moana tocca o è toccata da tutti i personaggi illustri che danno vita all'Italia di fine Novecento. È una galleria di celebrità che Moana colleziona amorosamente e dalle quali è a sua volta collezionata».

Per questo nessuno l'ha ancora dimenticata a dieci anni dalla sua scomparsa, perché il triste popolo dei guardoni e dei celoduristi non l'ha posseduta mai e ne è stato caso mai posseduto, secondo i tempi e nelle forme scelte da lei stessa, quando uscendo dal ghetto del porno, con un sorriso di spavalda ironia, ne minava le certezze e umiliava la seriosità morbosa e ripetitiva.
Il tema di Moana è la vita stessa del personaggio attraverso le sue parole e quelle dei tanti che l'hanno incontrata. Lette in sequenza, la vita della pornodiva appare da una parte un coacervo di contraddizioni, dall'altra la faticosa scalata al successo di una donna che non ha voluto in alcun modo vendersi l'anima, ma ha piuttosto usato il suo corpo di volta in volta come di un'arma, di una maschera, di un passepartout, di un gioiello da mostrare e invidiare, di un mezzo attraverso il quale raggiungere la piena soddisfazione dei sensi. E però quelle stesse frasi tratte dalle interviste e dagli interventi pubblici più diversi, quelle di Moana come quelle di alcuni suoi ammiratori eccellenti, stanno lì a dimostrare anche molto altro. Anzitutto che siamo ancora assai lontani dal vivere in serena libertà la nostra e l'altrui sessualità, la quale rimane per molti il campo privilegiato dell'esercizio della morale e del peccato e con ciò del potere e della coercizione che ne consegue. Proprio in questo senso Moana incarna, a volte goffamente, un mito, quello stesso del buon selvaggio e dell'età dell'oro da cui per qualcuno sembrava provenire.
Moana si legge per prendere distanza dagli anni Ottanta e dal clichè del carrierismo senz'anima che hanno incarnato un po' ovunque. Si legge per lasciarsi carezzare da una sana ventata di ironia e libertà a riguardo di tutti gli argomenti tabù di ogni tempo, per vivere con il sorriso e l'eleganza della pornodiva prestata al cinema e alla televisione, un'avventura unica ed esemplare, quella della vita pubblica del corpo come per Moana così per noi tutti.

Marco Giusti - Moana - Mondadori - 15 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 18 Novembre 2004

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