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Evangelisti: Noi saremo tutto
«Noi saremo tutto»,
il «c’era una volta
in America» di Evangelisti
ha la connotazione della
coralità epocale (gli anni
d'oro del noir, le rivolte
operaie, il maccartismo),
attraverso un personaggio
carismatico, seguito
nella sua barbara
evoluzione sociale
agli alti livelli del crimine
di Sergio Pent
[da ttL]
E’ sorprendente la
capacità di Valerio
Evangelisti
nell'adattarsi
con spirito camaleontico all'
epoca e all'ambiente delle sue
storie cupe. Lo scrittore diventa
un tutt'uno con la materia
narrativa, perde qualunque
connotazione personale e si fa
romanzo, per offrirsi a scatola
chiusa al piacere sempre rinnovato
della lettura. Evangelisti
fa parte di quella schiera di
narratori puri, che amano reinventare
la Storia motivandone
anche le ragioni critiche, o dare
spazio alla fantasia con l'entusiasmo
che da sempre invidiamo
agli autori stranieri.
Possiamo
fare i nomi del capobranco
Alberto Ongaro, o dei suoi più o
meno consapevoli seguaci, Valerio
Manfredi - ma anche il suo
quasi omonimo Gianfranco -
Sclavi, Pederiali, Cacucci, i Wu
Ming, anche se Evangelisti mostra
una volontà di ricerca
tutta egocentrica, frenetica,
pronta sempre a mettersi in
gioco, oltretutto a favore della
qualità strutturale e delle tematiche,
originali e intriganti.
L'autore magistrale del ciclo
di Eymerich, il professionista
calcolatore della trilogia di Nostradamus,
il rivisitatore di un
western post-moderno nonché
il cultore della letteratura banalmente
definita pulp, trovano
adesso un punto d'incontro
in un Romanzo Americano che
nessun scrittore americano riuscirebbe
a concepire con lo
stesso superiore distacco e la
stessa passione narrativa. Il
«c'era una volta in America» di
Evangelisti ha la connotazione
della coralità epocale - il gangsterismo,
gli anni d'oro del noir,
le rivolte operaie, il maccartismo
- ma gestita attraverso un
personaggio davvero carismatico,
il gangster italo-americano
Eddie Florio - qui rielaborato
dalla finzione ma realmente
esistito - che nella sua barbara
evoluzione sociale agli alti livelli
del crimine può ricordare -
con meno simpatia - il Tony
Montana del grande Scarface
di De Palma.
Eddie è infatti una figura
viscida e ambigua, malsana,
che si muove sullo sfondo di un
periodo travagliato, partendo
dal modesto ruolo di sindacalista
tra i portuali di Seattle per
arrivare al prestigio - chiamiamolo
così - dell'Anonima Assassini,
al servizio di Cosa nostra,
accanto a nomi come Anastasia
e Costello. Il percorso di Eddie
è in sé classico e convenzionale,
ma trova in Evangelisti una
dinamica esplosiva che fa crescere
il personaggio in tutte le
sue brutture, rendendolo odioso
perché simbolo di un mondo
alternativo alle regole sociali,
dove a vincere è sempre e solo
la violenza legata al malaffare.
E' ammirevole, peraltro, la precisione
documentale che ci offre
il quadro di un'America
turbolenta attraverso tutti i
personaggi che ne fecero parte:
mafiosi, sindacalisti, industriali,
politici, raccolti in un mucchio
selvaggio di ambizioni che
da sempre rendono veloce e
tentacolare il sogno americano.
Parte da Seattle, dunque, la
carriera di Eddie Florio, che
rinnega il passato comunista di
famiglia e poi finge di ritornarvi
per mettersi al servizio dell'
Ila, il sindacato più potente di
San Francisco, gestendo il tutto
attraverso i contatti con i boss
delle imprese portuali. L'escalation
di Eddie si muove dagli
Anni Trenta alla metà dei Cinquanta,
con una dedizione tutta
particolare alla delazione,
all'omicidio, alla violenza perversa
sulle donne. Tra lui e
l'America che si veste di modernità
c'è l'inferno della barbarie
che miete vittime tra i disgraziati
portuali di Seattle, San
Francisco, New York. Eddie
lavora sempre per il nemico
delle giuste cause, appoggia i
gangsters rampanti, elimina testimoni
scomodi, fa a pezzi le
donne che incontra - mogli,
amanti - anche se saranno proprio
le donne - la nipote seviziata
Benedetta e l'ex cognata
Amanda - a prendersi la giusta
vendetta nel momento del suo
tracollo.
L'amoralità di Florio rispecchia
senza dubbio quella di
un'America disposta a pagare
qualunque prezzo per diventare
la prima potenza mondiale.
Incapace di sentimenti umani,
il truce personaggio di Evangelisti
si muove sullo sfondo di
un'epoca ricreata alla perfezione
in tutte le sue discordanze
sociali, e la materia narrativa
evita il rischio della pedanteria
storiografica con un percorso
corale magmatico e veloce, denso
di avvenimenti, di episodi
duri ed emblematici, di dialoghi
ricreati con una precisione
invidiabile. Chissà, se fosse ancora
tra di noi il grande Sergio
Leone…
Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 29 Novembre 2004
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