di Fabio Monteduro
[da PROGETTO BABELE]
"Childe Roland alla Torre Nera giunse": questi versi, tratti dal racconto fantastico di Robert Browning (1812 Camberwell, Londra - 1889 Venezia), hanno ispirato la saga della Torre Nera, ultima e (a sentire lui) definitiva frontiera del maestro dell'horror, universalmente riconosciuto, Stephen King.
Ci sarebbero migliaia di parole da spendere su questo scrittore che ha saputo creato un genere tutto suo, immediatamente riconoscibile, trasformando le paure empiriche di chi ha il coraggio di seguirlo, in solide percezioni di realtà; storie che ci hanno inseguito nei nostri sogni e che hanno ispirato alcuni tra i più grandi registi della nostra epoca. Visioni, vampiri, demoni, mostri, omicidi e serial killer da sempre hanno abitato le pagine dei romanzi di questo scrittore, narratore d'incubi e di turpitudini. Migliaia di parole che non servirebbero a spiegare come King abbia saputo trascinare con sé, tra le pieghe della sua follia creativa, generazioni di lettori.
Ma non è di mostri e spiriti che si vuole parlare qui. Non d'apparizioni e fantasmi, né di demoni e assassini, perché la Saga della Torre Nera se ne vuole allontanare… E se credete che questa non sia la verità, sareste nel giusto…perché è difficile distinguerla, parlando di Stephen King.
Definita da King stesso un fantasy western dalla concezione rivoluzionaria, la saga è la storia di un cavaliere, ultimo della sua stirpe, in un mondo "che è andato avanti" e di cui non ci si può fidare nemmeno del trascorrere del tempo. Roland di Gilead, della discendenza di Eld è il nostro uomo, eroe di un mondo che non c'è più.
Dove sia questo luogo, quale sia la sua collocazione spazio temporale non è dato saperlo, forse si tratta di una dimensione parallela, perché esistono dei passaggi, delle porte, che consentono di arrivare nel nostro mondo, in quello che tutti noi conosciamo.
Ecco il principio di questo nuovo aspetto dello straordinario talento narrativo di Stephen King, un talento dove si libera questa storia di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro della realtà. In un paesaggio apocalittico, l'eterno scontro tra il bene e il male si incarna in Roland di Gilead, uno dei personaggi più evocativi concepiti dalla fervida mente dell'autore. Roland è definito come un cavaliere, ma in realtà è un pistolero, con poche emozioni e con un'abilità con le armi dal renderlo un individuo poco raccomandabile e molto pericoloso. Egli deve raggiungere la misteriosa Torre Nera, nesso del tempo e delle dimensioni e porte immaginarie si aprono sulla spiaggia del medio-mondo, lì dove Roland ha dovuto combattere le terribili "aramostre", creature carnivore, simili a gigantesche aragoste, che escono dal mare al calar del sole. Tramite queste porte Roland chiama a sé gli altri personaggi di questa storia, in un continuo andirivieni tra il suo mondo e il nostro, con salti temporali che sfidano qualsiasi immaginazione.
Lentamente la bizzarra storia del pistolero si muove verso il punto culminante, là dove sogno e realtà si fondono insieme in un fantasmagorico gioco di colpi di scena. Nuovi pericoli, sconosciute minacce si profilano all'orizzonte, in un mondo macabro che è soltanto un'immagine distorta di quello reale. Nel suo peregrinare, nella sua folle ricerca della Torre, Roland non è più solo: c'è Eddie, un eroinomane della New York degli anni '80, e Susannah, prelevata invece dagli anni '60, confinata su una sedia a rotelle e afflitta da una terribile doppia personalità… e c'è Jake con loro, un dodicenne che vive in una sorta di limbo, essendo morto nella sua realtà, ma vivo e vegeto in quella del pistolero. E' un intreccio di situazioni, quello in cui ci coinvolge King, storie frammentarie di vite in epoche diverse che lui ha riunito sotto lo stesso cielo alla ricerca della Torre Nera, per impedire il declino della terra e di tutte le sue dimensioni parallele. Sembra quasi che King ad un certo punto cominci ad intrecciare ed a confondere insieme le sue storie passate ed i suoi romanzi… riappare l'America de "L'ombra dello Scorpione" (suo grande successo), con il suo virus mortale che elimina il 99% della popolazione mondiale e con lei il ricordo di Flag, il demone oscuro che è lì, come nel medio-mondo di Roland, sotto altre sembianze e sotto altro nome. Chi conosce le storie dello scrittore americano, non potrà non riconoscere quindi padre Challagan, il prete de "Le notti di Salem", quando se lo troverà davanti, nella continua ricerca della verità che, forse, avrà fine solo con gli altri due capitoli della saga, i due romanzi ancora non pubblicati e che saranno l'epilogo di questo ennesimo, incredibile, straordinario, evento del figlio della notte, colui che la notte, molto spesso, va a trovare, per chi ha il coraggio di seguirlo.