I Miserabili
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Saunders: Il declino delle guerre civili americane
di CLAUDIO GORLIER

La Guerra Civile è una cicatrice che rimarrà indelebilmente sul corpo dell’America». Così scrisse Henry James, raffinato saggista oltre che impareggiabile scrittore. La frase di James mi è ritornata irresistibilmente alla memoria leggendo il romanzo di George Saunders, Il declino delle guerre civili americane [qui un'intervista all'autore]. Perché il plurale? Certo, la guerra civile per eccellenza, quella di secessione, alberga tuttora nell’inconscio collettivo, oltre che nella tradizione, con particolare spessore nel Sud, ma Saunders ritiene che gli Stati Uniti siano stati percorsi e siano tuttora percorsi da conflitti intestini, che vanno dai pregiudizi razziali alla pena di morte, dal moralismo bacchettone all’impero tecnologico, in contrasto con la più ampia libertà anche comportamentale, i diritti civili, gli atti gratuiti. Con Lethem, Eggers, Moody, Saunders è uno degli autori più rappresentativi di una generazione significativamente cresciuta nel segno di Thomas Pynchon, forse l’autore di maggior statura del post-moderno americano, non a caso loro estimatore. Dunque: in questo romanzo, o meglio libro, perché le regole narrative appaiono gioiosamente sovvertite, immagina che venga costruito un immenso parco emblematico della guerra civile, una surreale Disneyland.
L’invenzione si deve a un grottesco dottor Aksuga, uno «che si è fatto da solo» - ecco una dimensione canonica in America - e «ha sfruttato il suo amore per la storia ideando la Terra della Guerra Civile nel tempo libero». saunderscwlbd.jpgBadate: la storia come tale non ha sostanzialmente molto a che fare con il superparco inventato da Aksuga, e quindi l’operazione di Saunders comporta quella manipolazione della realtà, del tempo, che apparenta i post-moderni al romance di Hawthorne, al magico che ha, tra i suoi archetipi fondamentali, la Tempesta di Shakespeare.
Ieri, oggi e domani procedono in uno scambio frenetico.
Non solo: la Terra della Guerra Civile nel tempo libero consente, anzi incoraggia, i visitatori a riprodurre il conflitto, a riviverlo, a recitarlo, in un ritmato spettacolo sospeso tra il catastrofico, il tragico, il comico; specchio della stessa America.
L’impianto allegorico si coglie nel nome dei luoghi e dei gruppi di visitatori protagonisti: la Pattuglia Disperata; i Disabili; il Centro per le Monache Ribelli; i Maestri del Senso di Colpa; il Paese del Bengodi. Il parco si dilata fino all’esterno, e sapremo dell’eco suscitato dalle elezioni politiche nell’intero paese, dopo le quali un rigido ecclesiastico, Padre Oswald, ci informa che «il Mondo È Cambiato Ma Cristo No». Un’intera, decisiva categoria è quella dei difettosi. Si combatte per la Liberazione degli Schiavi, perché «una specie di astronave» catapulta i visitatori nello spazio, cosicché essi si ritrovano nel 1865, incontrando magari il generale Grant o il confederato Jefferson Davis, salvo a ripiombare nel presente.
Non sapremo mai se gli scontri sanguinosi, con morti e feriti, vanno considerati reali o fantastici. Del resto, il giovane protagonista narratore, che lavora nel parco, è tra l’altro addetto all’esame e al controllo della Lista delle Irregolarità nella Verosimiglianza; chiaramente, personaggio e autore.
Nella pagina conclusiva, districandosi tra i Normali e i Ribelli, egli spiegherà che è venuto a dare una mano. Il linguaggio è un impasto di parlato talora gergale, di impennate letterarie, di invenzioni folli.
Congratulazioni al valoroso traduttore, Cristiana Mennella, che ci porta per mano in questa America rimessa ferocemente in gioco quanto lo strumento narrativo, ma tutto sommato partecipata e amata.
[da ttL]

George Saunders - Il declino delle guerre civili americane - traduzione di Cristiana Mennella - Einaudi Stile Libero - € 9,5


Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 24 Febbraio 2005

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