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Zanzotto critico in cerca di misteri

Da Virgilio a Luzi, attraverso Tolstoj e Landolfi, Conrad e Pasolini, Foscolo e Celan. In due volumi gli “Scritti sulla letteratura” del poeta veneto.
di ANTONIO DEBENEDETTI

Di Ungaretti dice: la sua «parola da una parte è segreta perché trovata, dall’altra è segreta perché introvabile». Poeta e critico estremo, come lo vuole Pier Vincenzo Mengaldo anche pensando all’eccezionale «intensità e tensione» del suo stile, Andrea Zanzotto non sembra avere «padri né fratelli» nella nostra letteratura novecentesca. La sua creatività, non esente da qualcosa di sghembo e di raffinatamente paesano, finisce spesso col suggerire in questi Scritti sulla letteratura, qualcosa di inaspettatamente festoso.

880449851X.jpgL’ampia raccolta, che propone tutta la produzione edita e in piccola parte anche inedita dello Zanzotto lettore di poeti e narratori, ordina con perentoria originalità autori classici e contemporanei.
Si comincia con un breve saggio su Montale datato 1953 e si arriva al 2000, a una pagina nata dall’incontro e confronto con il Meridiano dedicato a Giovanni Giudici. Fra lo scritto iniziale e quello conclusivo, ubbidendo alle sollecitazioni d’una vera e propria urgenza interpretativa, trovano spazio Virgilio e Petrarca, Leopardi e Manzoni, Foscolo e Zanella, Tolstoj e Conrad non meno che Ungaretti e Montale, Saba e Bertolucci, Pasolini e Caproni, Landolfi e Parise, Fortini e Sereni. Nel fortissimo indice figurano altresì, rimandando a giudizi comunque utili e innovativi anche quando siano d’una fin troppo emozionante originalità, i nomi di Michaux, di Lorca, di Pessoa, di Eluard, di Artaud, di Celan alternati a quelli di Solmi, di Comisso, di Fortini, di Luzi, di Raboni e di molti e molti altri ancora.
Sempre ispirato, talora arduo perché naturalmente più incline a tradursi nell’essenzialità del verso che nella distesa eloquenza della prosa, Zanzotto non concede nulla alle superfluità d’una accessoria ridondanza espositiva. Va rapidamente alle radici del suo intendere. Non è mai dimostrativo, non si nasconde dietro il belletto di pretestuose polemiche. Sveste i suoi autori, non li riveste così da renderli più socievoli o più facili. I suoi giudizi, a loro modo sempre equilibrati, ci raggiungono icastici e affabili insieme. Lettore perennemente in cerca del mistero Zanzotto sembra contrapporsi sempre e comunque, anche quando ne accetta la misura esteriore, ai dogmi della recensione giornalistica, ai precetti della chiarezza a qualunque costo. Più che nei territori della saggistica tout court, considerando per altro verso la sua lontananza dalla critica di vocazione militante, si sarebbe tentati di cercare Zanzotto dove lui stesso sembra volersi collocare. In una zona abitualmente riservata a quei lettori divorati da estri letterariamente eretici che, approfittando della loro supposta (ma in realtà non vera) condizione di eterni e inascoltati dilettanti, stabiliscono con il testo un rapporto «ai limiti», fatto cioè di domande non autorizzate, di approcci al testo scandalosamente antiaccademici e di interpretazioni spinte ai confini dell’arbitrio ma a ben riflettere (almeno nel caso di Zanzotto) mai arbitrarie. Le sue sono appunto, come vuole il titolo d’una delle raccolte rifluite in questi due volumi antologici, «fantasie di avvicinamento». In altri termini - come avverte Gian Mario Villalta sulla scorta di uno scritto di Stefano Dal Bianco -, quando ci si mette a rileggere un autore (conoscendo quanto ne pensa Zanzotto) ci si accorge se non di capirlo meglio almeno di amarlo di più. Ed è questo un dono che si può chiedere e ottenere solo dalla buona e vera critica.
[da liberalfondazione.it]

Andrea Zanzotto - Scritti sulla letteratura - Oscar Mondadori - due volumi, 805 pagine - 19.63 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Martedì 1 Marzo 2005

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